Bassa

Sparò al rivale dello zio: troppo giovane per il processo

«Metodi da criminale consumato»: chiesto il riformatorio per il 13enne che sparò a Pasqua a Montichiari
Carabinieri nella notte sul luogo dell'agguato a Montichiari - © www.giornaledibrescia.it
Carabinieri nella notte sul luogo dell'agguato a Montichiari - © www.giornaledibrescia.it
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Una rapina a volto coperto e a mano armata. Un tentato omicidio che non è scivolato sul grilletto della calibro 22 fornita dallo zio, ma che ha commesso - per sua stessa ammissione - con lucida determinazione. La legge dice che non è imputabile, che non può dunque essere processato e tanto meno condannato. Per il codice è troppo piccolo. Per la pm è grande e «pericoloso» a sufficienza però per essere affidato ad un riformatorio giudiziario.

Lui è il 13enne nipote salito agli onori delle cronache alla vigilia di Pasqua per aver sparato a Montichiari ad un conoscente dello zio, «colpevole» di avances alla donna sbagliata. Nel chiedere al Gip presso il Tribunale dei minori una sentenza di non luogo a procedere a suo favore, il sostituto procuratore della Procura dei minori Lara Ghirardi ha sollecitato l’applicazione nei suoi confronti di una misura di sicurezza. L'ha fatto alla luce dei reati che gli vengono contestati - e che il ragazzino ha candidamente ammesso - ma anche della allarmante famigliarità con il crimine, soprattutto con quello più efferato.

Oltre che dello sparo della sera del 2 aprile - al quale il suo bersaglio è sopravvissuto solo per una questione di centimetri - il 13enne è risultato l’autore di una rapina tentata quattro settimane prima, sempre a Montichiari.

In compagnia di un minore, con un passamontagna calato sul volto, e con lo zio fuori a fare da «palo», il ragazzino entrò in tabaccheria, mostrò la pistola semiautomatica ai presenti e, come si vede nei film, invitò i suoi «ostaggi» alla calma, a seguire le sue istruzioni, ma soprattutto a consegnargli tutto il denaro. Il colpo non andò a segno per la prontezza di riflessi della tabaccaia, che per lo choc, comunque, un giro al pronto soccorso dovette farlo.

Quella tentata rapina, letta in controluce al tentato omicidio, porta la pm ad allarmarsi per la «dimistichezza inusuale» del ragazzino «nell’uso delle armi», ma anche per la leggerezza con la quale si trova a sparare alla schiena del rivale dello zio «peraltro non per motivazioni proprie». Secondo il magistrato il ragazzino è abituato «a quei metodi dei criminali più avvezzi a delinquere»: usa passamontagna, ha locali dismessi per cambiarsi d’abito nel tentativo di non farsi riconoscere, non esita ad impiegare la benzina per  sbarazzarsi dei suoi indumenti e cancellare le prove del suo passaggio.

Per il pm il 13enne «agisce nella più totale assenza di freni inibitori» ed è «certa» la prognosi in ordine alla «futura reiterazione del reato» tenuto conto di quanto già fatto e dell’ambito famigliare del quale la giustizia, sia civile, che penale, si è già occupata. Per lei il riformatorio è inevitavile.

L’istanza del pubblico ministero sarà oggetto dell’udienza preliminare del prossimo 12 luglio. Appuntamento che il ragazzino, al quale è stato nominato un curatore speciale, attenderà nella comunità che si sta occupando di lui da quando lo zio, sua figura adulta di riferimento, ma anche suo mandante, è in carcere a Canton Mombello.

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