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LA STORIA

La lettera spedita dal campo di prigionia recapitata 78 anni dopo


Bassa
9 ago 2020, 11:05
La lettera inviata da Giuseppe e ritrovata nei giorni scorsi - Foto © www.giornaledibrescia.it

La lettera inviata da Giuseppe e ritrovata nei giorni scorsi - Foto © www.giornaledibrescia.it

C’ha messo quasi ottant’anni ad arrivare a destinazione ma alla fine, grazie alla passione per gli oggetti antichi mista anche a un pizzico di curiosità di un 30enne quinzanese, la lettera spedita dai campi di prigionia in Africa durante la Seconda guerra mondiale è stata finalmente recapitata a una famiglia di Quinzano. E, quando si dice destino, la missiva è arrivata nelle mani dei parenti proprio nel periodo in cui era stata scritta.

Una storia che ha dell’incredibile quella avvenuta pochi giorni fa e ricca di non poche coincidenze. Un lieto fine che è stato scritto principalmente dal 30enne Federico Bertuzzi il quale, amante di oggetti vintage e di documenti storici del territorio bresciano, poche settimane fa aveva adocchiato sul sito di un negozio online bolognese questo cimelio che aveva voluto comprare proprio perché riportava il nome del suo paese.

«Ho trovato - racconta Bertuzzi - da un antiquario di Bologna questa lettera scritta nel 1942 dal soldato Giuseppe Cavalli, prigioniero di guerra in Sud Africa, e indirizzata al padre Domenico, residente nella cascina Falivera a Quinzano. Non conoscevo i destinatari e nemmeno la loro famiglia, ma avendo visto il nome del mio paese ho deciso di acquistarlo perché tornasse tra le mani del legittimo proprietario. Devo dire che avevo già comperato documenti antichi, ma erano tutti carteggi burocratici, mai me ne era capitato un così intimo». Una volta arrivata la lettera il 30enne si è dato da fare, sia tramite social sia, soprattutto, grazie al passaparola per trovare la famiglia del soldato Giuseppe. E alla fine c’è riuscito: giovedì sera Bertuzzi ha consegnato la lettera all’affezionato nipote 74enne Marcellino Cò.

«Cavalli è un cognome molto diffuso - continua - alla mia ricerca hanno risposto più persone che rivendicavano la paternità della missiva, fino a che non abbiamo trovato i legittimi proprietari. La cosa strana in tutta questa storia è che la lettera riporta il timbro dell’ufficio postale di Quinzano, quindi era già arrivata in Italia, ma non era mai stata data alla famiglia. Presumo che in questo periodo bellico molti documenti siano restati negli archivi e svenduti in un secondo momento da rigattieri». La famiglia si unirà per ferragosto anche con i figli di Giuseppe che ora non abitano più in paese e a loro sarà consegnato il prezioso documento in originale.

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