Il ricordo di Desirée Piovanelli: intrecci con passato e ombre lunghe

Ombre, misteri, intrecci di nomi e situazioni. Che si trascinano da anni e che ciclicamente tornano in primo piano. Accuse incrociate e denunce. E sullo sfondo l'omicidio di Desirée Piovanelli che, nonostante siano passanti più di 20 anni e nonostante quattro condanne definitive, a Leno fa ancora discutere. Più per il clima di quegli anni che per le responsabilità già accertate dalla magistratura.
I fatti di oggi raccontano di un 74enne del paese che risulta indagato dalla Procura di Brescia per danneggiamento.
È ritenuto il responsabile di vistosi danni all’auto di un imprenditore della zona e sarebbe stato ripreso da alcune telecamere di sicurezza in strada. Un fatto che letto così può essere inquadrato come di poco conto.
Ma sono i protagonisti di questa storia a far accendere i riflettori. La vittima che ha trovato l’auto segnata non è una persona qualunque, ma è l’uomo che nei primi anni Duemila aveva fatto arrestare - con successiva condanna a più di dieci anni di carcere - proprio il 74enne oggi accusato di danneggiamento. Lo fece finire nei guai con la giustizia per spaccio e violenza sessuale su minore, dopo aver scoperto che la figlia minorenne era coinvolta in un giro di droga in cambio di sesso.

In questo intreccio tra passato e ritorno questa vicenda fa seguito a quella emersa qualche giorno fa. E cioè che il prossimo 29 giugno in tribunale ci sarà un processo per diffamazione per alcuni cartelli affissi alla bacheca del Comune nell’estate di quattro anni fa in cui era stato scritto che un residente a Leno (con nome e cognome messo nero su bianco) era stato arrestato in quanto «mandante del rapimento di Desirée Piovanelli». Notizia non vera e un termine, «mandante», utilizzato in un momento in cui il padre di Desirée chiedeva di indagare proprio su un presunto mandante dell’omicidio della figlia. A processo a fine giugno, con l’accusa di aver scritto e affisso quei cartelli, andranno in due. E uno è proprio il 74enne che deve anche rispondere del danneggiamento dell’auto del suo grande accusatore di anni prima.
«Ancora oggi c’è troppa omertà sul clima che c’era tra i ragazzini a Leno a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila» ripete l’imprenditore che denunciò quanto era stata costretta a subire la figlia. L’inchiesta bis sull’omicidio di Desirée è stata archiviata, ma a Leno le ombre su quegli anni non si sono ancora dissolte.
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