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GHEDI

I lavori da 60 milioni di euro nella base di Ghedi


Bassa
19 nov 2017, 19:53
GHEDI ATTENDE GLI F35

L’aerobase di Ghedi è pronta a crescere per far posto ai nuovi F35. Sia chiaro, il perimetro dell’aeroporto militare resterà lo stesso, ma al suo interno verranno realizzate nuove infrastrutture per ospitare i nuovi caccia di quinta generazione, concepiti in modo da essere invisibili ai radar e operare in rete con altri sistemi di sicurezza.

Il 30 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale è infatti stato pubblicato il bando di gara per la progettazione definitiva degli shelters, gli hangaretti destinati ad accogliere i nuovi aerei, dell’hangar di manutenzione e della palazzina comando. Una gara a procedura ristretta con scadenza il 4 dicembre (ore 16.30) che vale ben 2 milioni e 505mila euro. Chi vincerà il bando, avrà 120 giorni per presentare gli elaborati tecnici. Poi altri due mesi e mezzo se ne andranno per verifiche e validazioni del progetto. Insomma, fatti due conti i lavori dovrebbero partire a fine 2018: un investimento quantificato in 60,7 milioni di euro.

Tutto ciò mentre lunedì a Ghedi è in programma una manifestazione pacifista alle 14, organizzata all'interno di una serie di mobilitazioni per chiedere che l'Italia sottoscriva il bando delle armi nucleari, approvato dall'Onu il luglio scorso. 

Il potenziamento dell’aerobase di Ghedi, si legge nel disciplinare tecnico del bando, «nasce dalle esigenze di individuare, nell’ambito del programma JSF F35, le infrastrutture necessarie per il dispiego del velivolo sull’aeroporto militare di Ghedi». I nuovi fabbricati dovranno essere all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, in classe energetica A3 e certificati «green».

Tutti gli interventi saranno concentrati su un’unica area, «separata fisicamente dal resto dei fabbricati esistenti nella base tramite recinzione, impianto di videosorveglianza e accessi controllati». Una sorta di «base nella base». Al suo interno gli spazi saranno organizzati secondo quattro funzioni: l’hangar per la manutenzione dei velivoli, composto da un’aviorimessa da 3.460 metri quadrati, con un carroponte da 5mila chili, più altre strutture («appendici») da 2.800 mq; la palazzina comando, tecnicamente Ops buiding, un edificio di tre piani a forma di «T» con le sale operative e i simulatori di volo; il magazzino da 1.100 mq, con annessi una palazzina di due piani per uffici e servizi e la centrale tecnologica, con cabina elettrica e vasche antincendio; infine è prevista la realizzazione di 15 shelters, i «piccoli» hangar da 440 mq per gli F35 (ciascuna struttura ne potrà ospitare due) realizzati e la palazzina linea volo.

Dopo la presentazione del febbraio scorso, a Ghedi, l’arrivo degli F35 all’aerobase bresciana andrà di pari passo con la loro produzione nello stabilimento di Cameri, in provincia di Novara, dove la divisione velivoli di Leonardo (ex Finmeccanica) sta assemblando i caccia «italiani» della Lockheed Martin. Inizialmente l’Italia aveva prenotato 131 F35 per una spesa stimata in 12,9 miliardi. Ora, dopo le polemiche, sui costi, la spesa di ciascun velivolo è stata rivista al ribasso e la commessa ridotta a 90 caccia, una trentina dei quali dovrebbe poi far base all’aeroporto di Ghedi.

I nuovi velivoli dovranno sostituire i Tornado, destinati ad andare in pensione (tecnicamente «phase out») nel 2025. Scadenza non poi così lontana. Ecco perché il bando di gara non è stato diviso in lotti: «La scelta - spiegano dal Ministero della difesa - è determinata dal fine di ottenere economie di mercato e per la necessità di eseguire i lavori in tempi brevi, compatibili con il programma che prevede il "phase in" del velivolo». Vale a dire la sua entrata in esercizio sui cieli di Ghedi.

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