Bassa

«Falcon Strike», prima esercitazione per gli F35 di Ghedi

L’impiego in uno scenario internazionale di difesa aerea, con il coinvolgimento di velivoli analoghi di Paesi Bassi e Stati Uniti
Gianluca Gallinari

Gianluca Gallinari

Caporedattore

F35 schierati sulla base di Amendola: quello più in alto riporta le marche 6-01 del 6° Stormo - Foto Aeronautica Militare © www.giornaledibrescia.it
F35 schierati sulla base di Amendola: quello più in alto riporta le marche 6-01 del 6° Stormo - Foto Aeronautica Militare © www.giornaledibrescia.it

Si chiama «Falcon Strike» l’esercitazione che, organizzata dall’Aeronautica militare, oltre a coinvolgere Marina ed Esercito - di qui la natura «interforze» - è estesa anche alle aviazioni di Usa e Paesi Bassi. Quanto basta a evidenziarne la caratura internazionale.

La base aerea sulla quale è concentrato il dispositivo dell’operazione (un migliaio i militari coinvolti) è quella di Amendola, sede del 32° Stormo. Eppure la simulazione interessa direttamente il 6° Stormo di Ghedi: si tratta infatti della prima esercitazione nota alla quale partecipa un F35 dei Diavoli Rossi.

Il velivolo di quinta generazione, consegnato la scorsa estate, destinato a sostituire il Tornado dopo 40 anni, è già affidato a personale della Bassa, ma è di fatto dislocato in Puglia, dove si stanno formando gli equipaggi di Ghedi: è infatti lo stormo di Amendola il primo ad aver ricevuto in Italia i nuovi caccia. Una quarantina gli uomini del 6° Stormo in trasferta per l’operazione che iniziata il 15 novembre si concluderà il 28.

Complesso lo scenario, che orientato alla difesa aerea, è stato concepito per favorire il consolidamento di tattiche e procedure tra Paesi che stanno introducendo quale assetto chiave della propria flotta proprio l’F35, il velivolo americano destinato a costituire uno dei sistemi d’arma più diffusi tra gli Stati Nato. Se ne è parlato molto di recente - complici le tensioni alimentate dalla guerra in Ucraina - come vettore ideale per le bombe atomiche tattiche B61-12 di ultima generazione (in arrivo a breve per gli esperti anche a Ghedi).

Meno per le sue potenzialità multiruolo, che ne ampliano le possibilità di impiego rispetto all’ormai datato Tornado: dal cacciabombardiere concepito anzitutto per missioni di interdizione di obiettivi nemici al suolo, volte a rendere più facili i successivi attacchi da terra e dal cielo, si passa a uno strumento che, come nel caso della Falcon Strike, viene impiegato anche in un’ottica di difesa.

Tornado contro F35

Un F35 del 32° Stormo di Amendola impegnato nell'esercitazione Falcon Strike - Foto Aeronautica Militare © www.giornaledibrescia.it
Un F35 del 32° Stormo di Amendola impegnato nell'esercitazione Falcon Strike - Foto Aeronautica Militare © www.giornaledibrescia.it

Nella simulazione ci sono due formazioni contrapposte: la Blue Air (F35, inclusi quelli del 6° Stormo, e F16 statunitensi) con ruolo prevalentemente difensivo, e la Red Air, con Eurofighter, droni, F35 (compresa la versione imbarcata della Marina) e persino Tornado di Ghedi, verosimilmente nelle vesti di invasori. Certo, sono anche coinvolti mezzi di supporto, unità contraeree del 121° Reggimento Artigliera «Ravenna» dell’Esercito, l’incrociatore Caio Duilio della Marina, ma è proprio l’F35 il cardine dell’esercitazione.

Quinta generazione

Il decollo di un F35 dell'Aeronautica Militare - Foto Aeronautica Militare © www.giornaledibrescia.it
Il decollo di un F35 dell'Aeronautica Militare - Foto Aeronautica Militare © www.giornaledibrescia.it

Non sfugge che la presenza di questi caccia in entrambi gli schieramenti impegna tutte le unità coinvolte a misurarsi con aerei di quinta generazione. Simili per prestazioni a quelli di Russia o Cina, per dire. Con tanto di ricorso - parrebbe per la prima volta in una simulazione- alle modalità «stealth»: gli F35 sarebbero stati notati in volo «a bassa visibilità», senza i cosiddetti «radar reflector», speciali lenti e strumenti che li rendono facilmente tracciabili dai radar. Tutto ciò rende evidente come i Paesi occidentali, sotto l’egida Nato, siano impegnati in un massiccio tentativo di convergenza su strumenti e modalità operative comuni. Tendenza non nuova, ma certo intensificata dai venti di guerra che soffiano da Est.

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