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Dal coma all'ultramaratona: la storia di Veronica Malagni

La 39enne di Leno fa triathlon, insegna motoria, corre e nuota anche con Marco, un ragazzo cieco
Veronica Malagni, 39enne di Leno - © www.giornaledibrescia.it
Veronica Malagni, 39enne di Leno - © www.giornaledibrescia.it
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Nel film di Robert Zemeckis, ad un certo punto della sua vita, Forrest Gump comincia a correre. Corre e non si ferma più. Quando gli chiedono il motivo di questo comportamento, lui spiega che gli era venuta voglia di correre, quindi correva. Tutto qui. Anche Veronica corre. Lei, però, sa bene il perché. Certo, l’attività fisica le piace: la pratica sin da quando era giovane. Correre, però, le serve anche per far passare il dolore fisico che ancora la morde per via di un incidente di alcuni anni fa.

La storia

Quando il mal di testa o il mal di schiena si presentano, di solito si ricorre al paracetamolo o ad un antinfiammatorio. Lei corre. Ma corre davvero. Veronica, infatti, pratica l’ultramaratona: 150-200 chilometri alla volta, da «bruciare» in 24 ore, a volte anche di più, senza mai fermarsi. Veronica Malagni, 39 anni, abita a Leno, dove vive insieme al suo chihuahua, un cagnolino malmesso di nome Benito, che porta sempre con sé. Insegna Motoria nelle scuole e fa la personal trainer. È cresciuta a pane e sport: ha praticato corsa, nuoto, danza, pallavolo... Poi, nel 2016, un frontale in auto le procura una trentina di fratture e la manda in coma. Col tempo il trauma dell’incidente passa; i dolori, invece, no. Veronica, però, s’accorge che, quando corre, scompaiono. E allora la corsa diventa il suo pane quotidiano: prima la mezza maratona, poi la maratona, infine l’ultramaratona. Nel 2018 inizia alla Terre di Siena (50 chilometri), poi arrivano la 100 chilometri del Passatore, la Via degli Dei (125 chilometri) e tante altre ancora, praticamente una la settimana.

Gli obiettivi

Ora l’attendono i 202 chilometri della 9 Colli e i 285 chilometri della Milano Sanremo. «Le lunghe distanze - racconta l’atleta -, mi aiutano a guardarmi dentro. Mi alleno e mi preparo da sola, perché ogni gara è una sfida con me stessa. Più crescono i chilometri, più cresco io...». Ma c’è dell’altro. Oltre al triathlon (nuoto, bicicletta, corsa), Veronica fa sport insieme a Marco, un ragazzo cieco di Brescia, con il quale pratica soprattutto il nuoto e la corsa. «Nella corsa - racconta facendo uscire l’insegnante - siamo uniti da un cordino, che lega il mio braccio destro col suo sinistro. Marco è una persona eccezionale, con una forza che non ho mai visto».

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