Archivio

Disoccupati e demotivati. Brevi consigli ai giovani della generazione Neet

I media catturano i mutamenti sociali e le nuove definizioni. Lavorando nelle aziende se ne misurano gli effetti concreti. NEET è l'acronimo inglese di «Not in education, employment or training»: indica chi non cerca un impiego ma nemmeno studia, frequenta uno stage o un corso di formazione. Sembra siano tanti. Il fenomeno della disoccupazione e demotivazione giovanile non è sempre colpa degli altri o dello Stato: anzi, le aziende percepiscono spesso che la nuova generazione non è in linea con i valori fondamentali.
Il percorso di qualsiasi carriera professionale è lungo e difficile: laurea in tempi brevi e con voti alti, studio parallelo delle lingue e di materie diverse dal piano di studi principale (torneranno utili nella complessità di una vita professionale che richiede tante competenze e approcci). E naturalmente disponibilità a varie esperienze di lavoro, anche le più umili. L'Ocse suggerisce di evitare le bocciature perché rafforzano le disuguaglianze e pesano sui bilanci. La pubblicità declama che «i privilegi non bastano mai», che «il lusso è un diritto».
Infatti il tesoretto delle vecchie generazioni garantisce eccezioni e vantaggi. Il sociologo Aldo Bonomi sostiene che molte famiglie sono in difficoltà perché spendono una media di 300 euro al mese per mantenere telefonino, motorino e spese personali dei figli. E così i giovani sono divisi tra la vita virtuale e quella vera.
Un'azienda cerca un grafico per un paio di mesi. Si presenta un venticinquenne con Rolex al polso. Illustra un ottimo portfolio maturato, dopo la laurea, in un'azienda lumezzanese. «Come mai non lavora più in quell'azienda, ha terminato lo stage?» gli chiede il direttore. «No, ero assunto ma mi sono preso un anno di riposo perché lavoravo troppo». Un'azienda della Val Trompia cerca personale stagionale. Contatta varie agenzie di lavoro interinale. Molti disoccupati rifiutano l'offerta perché, si sa, luglio e agosto sono mesi di vacanze prenotate da tempo.
Freschi di laurea triennale gli ingegneri assunti da qualche mese in un'azienda metalmeccanica lamentano che trovano dequalificante «disegnare particolari». Nel 1994, a chi gli chiedeva la ricetta per rilanciare l'economia italiana, il neo ministro dell'economia Vito Gnutti rispose lapidario: «lavorare, lavorare, lavorare». Fu criticato per quella frase, squisitamente bresciana. E se bastasse rispolverarla per risolvere tanti problemi delle nuove generazioni?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...