Ambiente

Discarica Vallosa, Arpa conferma: Pcb nelle acque 10 volte sopra i limiti

Dalle analisi emerge come la discarica di Passirano abbia infestato la falda superficiale anche con nichel, boro, clorurati
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Vallosa, PCB 10 volte oltre i limiti

Nella falda profonda, analizzata a novembre, erano il doppio (e già la preoccupazione non era da poco). Ma ora che sono arrivati anche i «dati bussola» che misurano lo stato di salute delle acque superficiali, il livello d’attenzione sulla discarica Vallosa di Passirano ha fatto scattare la luce rossa, quella che fa salire il dossier in cima alla lista delle priorità da affrontare.

Nella prima falda a differenza di quella profonda, infatti, i Pcb non «si fermano» al doppio rispetto al consentito, ma sono ben dieci volte sopra i limiti stabiliti dalla legge. E, soprattutto, sono in «cattiva compagnia»: a comporre il cocktail di veleni ci sono anche boro, nichel ed esaclorocicloesano alfa (che fa parte della classe dei composti organici clorurati).

Inquinamento

Nonostante sia stata completata la realizzazione del capping (una sorta di «copertura» che non isola però del tutto i rifiuti pericolosi interrati in Franciacorta per decenni dalla vecchia Caffaro chimica e non solo), gli inquinanti restano ancora un fronte aperto, sul quale vigilare sì con attenzione ma, di qui a stretto giro, mettere anche in campo «azioni più incisive».

A chiederle sono da tempo i comitati (con Legambiente in prima fila), ma anche le conclusioni a cui arriva l’Arpa vanno nella stessa direzione: così com’è, quella discarica, non va bene perché l’inquinamento sta viaggiando nelle acque.

Cosa emerge, nel dettaglio, da questa ulteriore indagine condotta il 24 gennaio? A finire sotto la lente dei professionisti dell’Agenzia è stato il piezometro 30SW (ossia uno dei pozzi creati per effettuare i prelievi dei campioni da analizzare in laboratorio), una postazione che - sottolinea la relazione inviata agli enti alla fine di febbraio - «a novembre non era campionabile» (a differenza di ora, il serbatoio delle acque situato all’ingresso della discarica non era posizionato in maniera corretta).

L’epilogo è lapidario: i risultati analitici mostrano il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per i parametri boro (presente con un quantitativo pari a venti volte sopra i parametri di legge: 20.303 µg/l contro un limite di mille), nichel (33 µg/l contro un limite di 20), policlorobifenili (ovvero i Pcb, presenti con una concentrazione dieci volte quella massima: 0,10 µg/l contro un parametro massimo di 0,01) ed esaclorocicloesano alfa (0,2 µg/l contro 0,1). Il boro, in particolare, è presente «in maniera significativa» e risulta essere una nuova causa di contaminazione. Tanto che secondo i tecnici «necessita di ulteriori osservazioni e valutazioni».

Serve intervenire

Che fare ora? Per l’Agenzia guidata da Fabio Cambielli è fondamentale proseguire con il monitoraggio delle acque sotterranee, come aveva già indicato a dicembre. Ma, soprattutto, occorre compiere un passaggio in più perché quella discarica continua a sprigionare inquinanti. Le conclusioni della relazione sono dirette e chiare: «Il permanere di sorgenti primarie di contaminazione (alias: rifiuti) senza che la discarica abbia le caratteristiche di isolamento necessario richiedono che le opere di messa in sicurezza o bonifica del sito tengano conto della situazione idrogeologica locale, nonché dell’assenza di impermeabilizzazione del fondo della discarica e della presenza di liquidi all’interno del corpo rifiuti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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