A Brescia c’è una nuova emergenza ambientale ogni tre giorni

I dati Arpa fotografano un territorio in difficoltà anche per la gran presenza di attività produttive. Tra le segnalazioni cattivi odori, sversamenti e discariche abusive
Tecnici Arpa al lavoro - © www.giornaledibrescia.it
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Un'emergenza ambientale ogni tre giorni. Anche nel 2024 la provincia di Brescia è quella che in Lombardia ha impegnato di più i tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che sul nostro territorio sono dovuti intervenire 126 volte (nel 2023 gli interventi erano stati 123), per far fronte alle richieste urgenti arrivate ai centralini. Dopo di noi, a debita distanza, c’è la provincia di Bergamo con 72 richieste di intervento, mentre chiude il podio Cremona con 63 attivazioni. Milano è quarta con 59 interventi, ultima Sondrio con 13. In mezzo tutte le altre.

Se nei 205 comuni bresciani le emergenze sono aumentate, in generale, a livello regionale, rispetto all’anno precedente gli interventi sono diminuiti: nel 2024 i tecnici di Arpa Lombardia sono stati attivati 643 volte; nei dodici mesi precedenti le attivazioni erano state 687.

Sversamenti

Nel Bresciano, più della metà delle attivazioni (82) è relativa a inquinamenti nei corsi d’acqua (tecnicamente i «cis», corpi idrici superficiali) per presenza di schiume, idrocarburi, sostanze colorate, moria di pesci. Seguono le emissioni in atmosfera, con 22 emergenze, e gli incendi, 11. Inquinamento di suolo e molestie olfattive hanno richiesto l’intervento dei tecnici Arpa per quattro volte ciascuno, mentre sono state tre le attivazioni per il ritrovamento di rifiuti abbandonati.

Tra le emergenze spesso ci sono gli sversamenti
Tra le emergenze spesso ci sono gli sversamenti

«Essendo il territorio bresciano grande e ricco di imprese è piuttosto scontato che ci troviamo in testa alla classifica – spiega Carmine Trecroci, professore ordinario di Economia all’Università degli Studi di Brescia e presidente della Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile –. Senza voler criminalizzare l’attività d’impresa, queste emergenze sono per lo più il frutto di segnalazioni relative soprattutto a criticità che emergono dall’attività produttiva».

Numeri

Ad attivare gli uomini dell’Arpa, in questi casi, è la sala operativa della Protezione civile regionale, che al numero 800.061.160 riceve le chiamate di allarme e le gira all’Agenzia ambientale, che a seconda del caso specifico, invia i suoi esperti sul campo. Molte di più, però, sono le chiamate dei cittadini che l’Arpa riceve direttamente all’Urp, l’ufficio relazioni con il pubblico.

Solo per quanto riguarda il territorio di Brescia, le richieste di intervento nel 2024 sono state 339: 99 per iscritto e 240 al telefono. I temi, anche in questo caso, sono i più disparati: rumore (17%), odori molesti (13%), campi elettromagnetici (6%), qualità aria (6%) e informazioni su pratiche (6%).

Attività manifatturiera

«Vale la pena ricordare – aggiunge Trecroci – che l’attività produttiva nella nostra provincia è specializzata in settori che tendono ad avere un certo impatto sull’ambiente: guardando i dati con emissioni in acqua e aria è evidente che l’attività manifatturiera, in particolare quella di piccole dimensioni, ha le maggiori responsabilità, insieme a quelle attribuibili al comparto agricolo e zootecnico, con i tanti allevamenti intensivi presenti sul nostro territorio».

Secondo Trecroci, inoltre, le imprese che tendono a violare le regole, fortunatamente una minoranza, si muovono in un contesto in qualche modo favorevole per loro. «Il lavoro delle agenzie di verifica è pregevole, ma rispetto al numero di emergenze gli uomini e le risorse economiche a disposizione per il contrasto non bastano».

Non va sottovalutato, infine, la miriade di piccole e piccolissime imprese presenti nel tessuto economico «i cui comportamenti – conclude il professore – sono più difficili da monitorare. Le aziende di medie e grandi dimensioni, sia perché più controllate, sia perché più sensibili oggi ai temi ambientali, tendono a rispettare di più le regole. Ma bisogna smetterla di pensare che meno vincoli ambientali ci sono, maggiore è lo sviluppo economico. Non è così. Sviluppo, crescita e sostenibilità possono andare di pari passo».

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