Il momento più bello di una vacanza al mare è sicuramente la mattina presto, quando cammini a piedi nudi sulla battigia. Poi, se ti inoltri tra i vicoli, arrivi in piazzetta e incontri gente ancora insonnolita, già seduta a fare colazione. Anch’io ordino un caffè e una tipica brioche con la marmellata di mele cotogne. Ogni volta apprezzo il bicchierino d’acqua fresca che il cameriere porta senza che lo si chieda.
Al tavolino accanto è seduto un uomo sulla sessantina, con un cappello di paglia in stile Borsalino. Ha appoggiato un libro la cui copertina riproduce due mani che si sfiorano: il particolare di una tempera di Andrea Verrocchio. Il titolo, «Frammenti di un discorso amoroso», stuzzica la mia curiosità. Cerco la trama sul telefono e, infrangendo ogni regola di riservatezza, gli domando: «È interessante?».
Lui annuisce e comincia a parlare come se non aspettasse altro. Racconta di avere rivisto, dopo molto tempo, una persona e di sentire adesso il bisogno di cercare, tra le pagine di quel libro, frasi significative capaci di rispondere ai suoi messaggi. Poi aggiunge: «Gli uomini hanno una giurisdizione diversa: fanno più fatica a mostrarsi fragili».
Mentre parla, le mani sono attraversate da un leggero tremore. La lentezza dei movimenti rivela che sta combattendo con una fragilità presente, concreta.
Si affida a un libro. Ma Roland Barthes non ha scritto un manuale per togliere dall’affanno chi è stato abbandonato. Può soltanto offrire dei pensieri nei quali riconoscersi, come un haiku giapponese che riesce a dare respiro al rantolo di un amore mai del tutto esaurito.
Il fatto è che, quando ci si lascia, si finisce quasi sempre per cristallizzare il ricordo. La memoria ricopre la realtà con una patina sottile che rende il dolore più sopportabile e il passato più splendente di quanto sia stato davvero.
Lo spiegava benissimo Stendhal con la celebre metafora della cristallizzazione, dove paragona i sentimenti ai ramoscelli che i minatori lasciavano nelle miniere di sale di Salisburgo. Dopo alcuni mesi, ricoperti di cristalli, splendevano come gioielli.
Succede così anche ai ricordi. Il tempo rielabora i fatti, idealizza le persone e trasforma i difetti in perfezione. Quando si cristallizzano perfino i vecchi dolori modificano il loro profilo. Ma è soltanto un processo di difesa: un ramo secco, anche se luccica, resta pur sempre privo di vita e di valore.




