Al femminile

Il significato del «mamma ci sei?»

Si aspettano una disponibilità immediata, come lo era un tempo lo scatto alla risposta. Guai a tardare
Augusta Amolini

Augusta Amolini

Commentatrice

Una signora al telefono
Una signora al telefono

«Scusa, adesso devo proprio lasciarti: ho sotto la chiamata di mia figlia!». 

Quante volte una madre tronca una telefonata per rispondere a un figlio? Direi quasi sempre. Perché, in questi casi, rispondere in fretta è un imperativo. Passato l’attimo propizio c’è soltanto la segreteria.

Quando scrivono «Mamma ci sei?», si aspettano una disponibilità immediata, come lo era un tempo lo scatto alla risposta. Guai a tardare: se non ricevono attenzione nel giro di pochi minuti si sentono trascurati, come orfanelli abbandonati dagli uomini, e forse anche da Dio. Si dice che le madri italiane telefonino troppo ai figli adulti. Anche quando questi vivono da soli, lavorano o hanno una nuova famiglia. Ma ciò che i figli ignorano (o fingono di non sapere) è che le madri li chiamano spesso perché si sentono sole.

Anche i più distratti dovrebbero accorgersi che quelle chiamate sono dei segnali, talvolta maldestri, per chiedere indirettamente una maggiore presenza. La perdita del ruolo materno sbottona un dispiacere discreto che mal si adatta alla nuova versione di sé. Per pudore, o per dignità, raramente le mamme ammettono che a loro i figli mancano. Così li cercano durante la pausa pranzo o dopo l’uscita dal lavoro con pretesti banali e scuse un po’ goffe, pur di scambiare qualche parola, magari accompagnandoli nel traffico del rientro.

Il bisogno di vicinanza non lo provano solo quelle che hanno rinunciato al lavoro per la famiglia, succede un po’ a tutte, quando i figli prendono il largo. Ci si abitua prima al rumore che al silenzio ordinato; ed è proprio con quella sensazione di vuoto pulita, senza scarpe e vestiti in giro, che bisogna fare i conti. E allora si chiama. Ogni giorno. Per continuare ancora per qualche minuto a sentirsi al centro di quello che per tanti anni ha rappresentato la quotidianità.

Dal canto loro, i figli spesso rispondono in modo frettoloso. A volte non rispondono proprio. Non per cattiveria, ma per una strana forma di rimozione non vedono le loro madri come donne. Come se una mamma non avesse un corpo, sogni o ambizioni, ma fosse soltanto un contenitore sicuro di affetto.

Un’idea quella del corpo quasi informe suggerita anche dal romanzo: Lo scialle andaluso di Elsa Morante che, in qualche modo, può spiegare anche tante chiamate senza risposta. Ricordiamocelo domenica: la festa della mamma.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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