Al femminile

Donne dietro le quinte ma non troppo

Dai compagni e dalle compagne di chi detiene il potere ci si aspetterebbe almeno la capacità, se non il dovere, di consigliare bene
Augusta Amolini

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Commentatrice

Jaqueline Kennedy
Jaqueline Kennedy

Ci sono donne che sono entrate nella storia per aver accompagnato degli uomini ragguardevoli, ma i cui profili sono rimasti dietro le quinte. È il destino di molte mogli non comuni, compagne o segretarie silenziose, talvolta del tutto dimenticate. Prendete le mogli di Giuseppe Garibaldi: di Anita si conosce ogni dettaglio, mentre delle altre due e degli otto figli occorre indagare per scoprirne l’esistenza.

Si sa poco anche delle mogli dei grandi scrittori, eppure alcune hanno letteralmente salvato dei capolavori destinati altrimenti a perdersi. Non tutti ricordano che Sofia ricopiò più volte in bella copia «Guerra e Pace», scritto con una grafia quasi illeggibile dal marito Lev Tolstoj.

Si dice che di uomini «grandi» ne nasca uno ogni secolo; delle donne che li hanno sostenuti, consigliati e talvolta perfino orientati, si perde invece il conto e la memoria. Restano dietro il cupolino del suggeritore, da cui arrivano le battute decisive per ottenere l’applauso. È il caso, noto, di Mileva Maric, figura riconosciuta (a fasi alterne) determinante nella carriera scientifica di Albert Einstein.

Oggi, nell’epoca dell’esposizione permanente, la categoria degli uomini eccellenti sembra essersi assottigliata; ma anche la qualità delle donne capaci di sostenerli non sembra attraversare il suo momento migliore. Un tempo era più facile: ciò che risultava inopportuno poteva essere occultato attraverso una diversa narrazione. Franklin Delano Roosevelt oggi non riuscirebbe a nascondere la sedia a rotelle; e forse anche l’influenza di Eleanor, che divenne «gli occhi e le orecchie» del marito, assumerebbe contorni diversi vista attraverso la lente giudicante dei social. E che dire di Jacqueline Kennedy o Lady Diana? Passate nel tritacarne digitale, avrebbero conservato quella patina iconica che le ha rese immortali, o ne sarebbe uscita una versione meno levigata?

Le first lady odierne non sempre diventano modelli a cui ispirarsi; talvolta loro stesse sembrano a disagio nel ruolo di rappresentanza. Il linguaggio non verbale, si sa, mente di rado. Anche le «premières dames» francesi, finite sotto i riflettori per vicende private, confermano quanto la discrezione sia diventata una qualità meno praticata. In questo senso, il riserbo di Denis Thatcher, marito della «lady di ferro», appare quasi un’anomalia d’altri tempi.

Dai compagni e dalle compagne di chi detiene il potere ci si aspetterebbe almeno la capacità, se non il dovere, di consigliare bene. Da una posizione così privilegiata, una parola giusta, detta al momento opportuno, può fare la differenza più di quanto si creda.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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