Al femminile

Quei panni sporchi lavati in televisione

L’ultima in ordine di tempo a essersi confessata in uno studio televisivo è Lina Sastri, ma ormai la spettacolarizzazione delle difficoltà da parte dei personaggi dello spettacolo è la normalità
Lina Sastri a La Confessione di Gomez sulla Rai
Lina Sastri a La Confessione di Gomez sulla Rai
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Come tanti, anche Lina Sastri si è confessata in televisione. Ha raccontato una storia non certo all’acqua di rose, entrando anche nei dettagli succosi che riguardano il padre: un magliaro che andava e veniva dal Brasile dove si era costruito un’altra famiglia.

Attraverso le sue parole, prima dell’amore per il teatro, emerge la figura positiva della madre. Una donna dei quartieri spagnoli che, pur avendo frequentato solo la seconda elementare era «colta» di saggezza popolare, quella che si impara quando bisogna cavarsela da soli in ogni circostanza.

Alla gente piace conoscere le vicende personali prima del successo, soprattutto la parte più nascosta, quella che molti vorrebbero cancellare. Chi parla delle proprie umili origini spesso spettacolarizza periodi difficili. Il fatto di averli superati stimola in chi ascolta un senso di identificazione e il pensiero: «Se ce l’ha fatta lei (o lui), ce la posso fare anch’io».

Ma non è così semplice, non tutti hanno le stesse opportunità per realizzare le ambizioni che si portano dentro. Sono tanti i personaggi famosi che, dopo aver scalato le vette del successo, decidono di presentarsi per quello che sono. Non c’è niente di sbagliato nel voler vedere riconosciuto il proprio merito mostrando le difficoltà incontrate, il degrado e le periferie umane da cui si proviene. Ciò che a volte lascia perplessi è la trasformazione del dolore in uno spettacolo, rivelando le emozioni a favore di telecamera con intensi primi piani.

A volte nei racconti del riscatto traspare anche una certa retorica. Alcuni ci tengono proprio a rimarcare di essere partiti da zero, di avere saltato spesso i pasti o di avere dormito per mesi sul divano di amici disponibili. Ci si può legittimare anche attraverso l’esperienza della fame o l’esclusione. L’aver vissuto in una famiglia povera può servire per ingraziarsi il favore del pubblico. Allo stesso modo mostrare che, nonostante tutto, si può rimanere delle persone semplici garantisce la benevolenza necessaria per non tornare nel dimenticatoio.

In ogni ambiente ci sono sempre stati uomini e donne che sono riusciti a volare più in alto degli altri, come «il gabbiano Jonathan Livingston». Ha vinto in ognuno di loro la smania segreta di perfezione che supera le complessità delle convenzioni sociali e guarda oltre i bisogni primari di respirare e mangiare. È facile capire come si spicca il volo; il difficile è provare a farlo con le proprie ali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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