Al femminile

Vogliamo il pane, il wi-fi e i gigabyte

La nostra società si è consegnata al Web, mani e piedi legati, in cambio di un futuro comodo
Una ragazza utilizza ChatGpt
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All’occhio vigile di un lettore non è sfuggito un articolo, generato da ChatGPT e pubblicato da un giornale laziale. Ha quindi condiviso lo screenshot dello schermo del suo telefono, in cui si legge: «Vuoi che lo trasformi in un articolo da pubblicare su un quotidiano (con titolo, occhiello o impaginazione giornalistica)» o in una versione più narrativa da magazine d’inchiesta?».

Si tratta chiaramente di una svista imbarazzante per la redazione, ma non c’è motivo di stupirsi, considerando il largo impiego dell’Intelligenza Artificiale non solo in ambito professionale. Del resto, una verifica non compromette certo la capacità di fare buon giornalismo.

L’incredibile evoluzione della tecnica generativa, capace di imparare da sé stessa, l’ha resa ormai molto più intelligente degli uomini che l’hanno progettata. È questo il vero nodo che dovrebbe destare preoccupazione.

Più che un dubbio, si tratta di una convinzione crescente: molti temono che l’uomo perderà l’abitudine di far lavorare le proprie sinapsi. Cosa accadrà, allora, quando gli algoritmi non si limiteranno ad assisterci, ma prenderanno il pieno controllo delle nostre vite?

La facilità con cui oggi si ottengono risposte ci illude di possedere una reale conoscenza, pur studiando poco e leggendo in modo superficiale. Alcuni, che fino a ieri faticavano a distinguere un soggetto da un complemento, adesso scrivono come fossero premi Nobel per la letteratura. Basta saper consultare un chatbot integrato nel telefono per avere sottomano una super enciclopedia che, almeno in apparenza, non sbaglia mai.

Mentre prende forma il sogno illuminista di Denis Diderot di raccogliere lo scibile umano in un unico contenitore, l’immagine di studiosi e scrittori chini sui libri appare inesorabilmente obsoleta. La nostra società si è consegnata al Web, mani e piedi legati, in cambio di un futuro comodo.

L’esperienza umana addestra grandi macchine, ingorde di acqua e di energia, mentre le parole alimentano schede di memoria. Tutto questo è senza dubbio un grande risultato. Ma l’uomo, con le connessioni cerebrali ridotte al minimo, non rischia di diventare ignorante? O, peggio ancora, un essere intelligente ma disfunzionale?

Tutto ha un prezzo. Ciò che oggi viene offerto in cambio dei nostri dati non è detto che resti gratis per sempre. Gli antichi Romani chiedevano: «panem et circenses». Forse, in un futuro non troppo lontano, noi chiederemo una distribuzione gratuita di connessione Wi-Fi e gigabyte per continuare a vedere, nel palmo della mano, il meglio e il peggio del nostro mondo iperconnesso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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