Al femminile

Quanto siamo bravi a farci del male

Quando le amicizie si rompono è necessario imparare a lasciarle andare, in modo che la rottura diventi un segno prezioso
L'arte del kintsugi - © www.giornaledibrescia.it
L'arte del kintsugi - © www.giornaledibrescia.it
AA

Nell’armadio ho dimenticato un vestito da spiaggia. È lì da un sacco di tempo e mi va stretto, eppure mi ostino a tenerlo appeso alla gruccia. Lo prendo in mano e, mentre sfioro il tessuto leggero, mi torna in mente quando – qualche estate e un paio di taglie fa –me l’ha regalato un’amica. Oggi sarebbe più corretto dire ex amica, visto che non ci sentiamo più da anni. Ricordo di averla vista l’ultima volta un Natale, davanti a un negozio di fiori in centro. Non ci siamo salutate, abbiamo fatto finta tutte e due di non vederci. E dire che mi era servito del tempo per mettere via il dispiacere. Purtroppo l’amicizia è finita, me ne sono fatta una ragione, amen.

Insomma, alla fine, l’ho sistemata nell’angolino dei ricordi che fanno ancora male, dove si accumulano i resti degli affetti. Un posto poco visibile, come il prendisole di Parah, dimenticato nel mio armadio. Quel vestito, dai grandi fiori gialli e lilla – troppo appariscente per i miei gusti – non ho mai pensato di eliminarlo, quasi fosse l’ultimo filo che ci teneva ancora unite. Forse, per non soffrire, si dovrebbe imparare a lasciare andare anche le amicizie, quando si rompono. Se vale la pena ripararle, allora bisogna farlo con la stessa cura che usano i giapponesi nell’arte del Kintsugi: guardando dentro la ferita e riempiendo la crepa con l’oro, in modo che la rottura diventi un segno prezioso.

L’arte giapponese del Kintsugi -  Foto © www.giornaledibrescia.it
L’arte giapponese del Kintsugi - Foto © www.giornaledibrescia.it

Quando ci si è voluti bene, un’amicizia interrotta diventa come un tatuaggio sulla pelle: resta lì per ricordarti qualcosa che fa parte della tua storia. Siamo tutti un po’ egocentrici, e rivolti sul nostro ombelico dimentichiamo che, per andare d’accordo, basta una manciata di flessibilità, un pizzico di premura e un cucchiaio di gentilezza. Questi tre elementi creano un collante che riesce a tenere insieme anche chi ha idee e ideologie opposte.

Il problema? Anche gli adulti si comportano come dei ragazzini puntigliosi: spesso fraintendono e, fermi nelle loro granitiche convinzioni, non cedono il punto per la solita questione: il principio. Di solito si comincia a litigare per delle sciocchezze e, tenendo stretto quel famoso punto, si finisce con anni di inutile orgoglioso silenzio. Alla fine, ce la caviamo benissimo da soli a farci del male. Come dice la saggezza popolare: «più stupidi che colpevoli». E, a volte, anche un tantino compiaciuti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.