Al femminile

Licenziata a 40 anni, e adesso cosa faccio?

Daniela riceve la lettera di licenziamento, da quel momento si sente persa e sconfortata. Nemmeno i tredici anni di esperienza hanno pesato a suo favore
Augusta Amolini
Essere licenziata a 40 anni, cosa fare?
Essere licenziata a 40 anni, cosa fare?

La lettera di licenziamento porta il suo nome, eppure Daniela stenta a credere che sia indirizzata proprio a lei. Rilegge più volte il testo, scritto con una gentilezza impersonale che esplode come una mina antiuomo. Non è morta, ma ne esce mutilata del ruolo che si era cucita addosso e che la precedeva come un elegante biglietto da visita. Da tempo, in azienda, si parlava di riduzione del personale. Colpa della crisi del tessile, dicevano, e degli acquisti online che hanno portato il bilancio in rosso; tant’è che alcuni dipendenti erano già stati messi alla porta.

Anche lei si sentiva sul filo del rasoio. Lo intuiva dal tono nervoso del direttore, sempre pronto a rimproverarla per presunte incapacità gestionali. Per quanto cercasse di fare tutto a puntino, c’era sempre qualcosa che non andava. Alla fine, il suo impegno non è bastato a sottrarla al tagliatore di teste. Nemmeno i tredici anni di esperienza hanno pesato a suo favore. Ma ciò che l’ha ferita di più è la consapevolezza di essere stata, per mesi, una figura sacrificabile, senza appello né possibilità di grazia.

A quarant’anni, la sua storia professionale subisce una brusca frenata. Deve smettere di identificarsi con quel marchio famoso nel mondo della moda, che non rappresentava soltanto la misura della sua autonomia.

Non riesce a colmare il tempo a cui non era abituata. Pulisce la casa, esce con il cane, per distogliere il pensiero dall’insicurezza che le lavora dentro. Amici e familiari la credono forte e determinata; non immaginano che la sveglia continui a suonarle in testa e pensi ancora di doversi alzare in fretta per arrivare in tempo alla timbratura.

Lo sconforto ha rimesso in discussione il matrimonio che avrebbe dovuto essere celebrato dopo dieci anni di convivenza. È il compagno, però, a ricordarle che non sarà un licenziamento a stravolgere i loro progetti. Così Daniela ricomincia da sé, aggiungendo alla sua vita qualcosa che non risponde alle logiche della carriera.

Non è detto che, quando si chiude una porta, se ne trovi subito un’altra aperta. Spesso si incontrano porte blindate, superabili solo attraverso passaggi laterali o uscite di sicurezza. Quasi mai si scopre un portone spalancato. Ma se, come si dice, «il cambiamento è una porta che si apre solo dall'interno», perché non provare a bussare anche alle finestre? L’importante è non fermarsi davanti alla serratura.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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