Al femminile

Dedicato alla ladra di piante in bicicletta

Alcune persone sono disposte a rischiare una denuncia solo per provare una scarica di adrenalina e non sempre la fanno franca
Augusta Amolini
Una pianta di Calathea orbifolia - Foto Pexels © www.giornaledibrescia.it
Una pianta di Calathea orbifolia - Foto Pexels © www.giornaledibrescia.it

Non si tratta di Eva Kant. La donna che ha rubato una pianta di Calathea orbifolia non somiglia neppure vagamente alla famosa ladra dei fumetti. L’occhio indiscreto di una telecamera di sorveglianza l’ha ripresa mentre attraversa in bicicletta un vicolo di via San Faustino. Nella calura del pomeriggio non c’è anima in giro e anche gli scrupoli si squagliano come il burro.

La sconosciuta accosta, aggira le transenne che delimitano il dehors di un piccolo ristorante e con calma si dirige verso la pianta appoggiata sopra uno scaffale. Nel video non è riconoscibile, una quadrettatura nasconde la faccia (tosta) a tutela della privacy. Si vede invece chiaramente la lunga gonna nera, i sandali bassi incrociati e la borsetta beige a tracolla mentre, con l’agilità di una scimmia, afferra il vaso e lo carica nel cestino. Quindi, si allontana con il bottino con aria indifferente, suscitando ilarità e riprovazione in quanti vedono quelle immagini.

Chissà perché l’ha presa? Si trova in vendita anche al supermercato a circa 30 euro, una cifra miseranda se paragonata alla pessima figura di appropriarsene indebitamente e apparire come un ladro di galline su un post di Instagram. È il caso di ribadire che il furto di un oggetto esposto alla pubblica fede costituisce un reato aggravato e il numero dei cleptomani che soffrono davvero del disturbo non è poi così elevato.

Da un punto di vista giuridico rubare una pianta esposta è diverso dall’appropriarsi delle salviettine nei bagni dei ristoranti di lusso, dalla sottrazione dell’accappatoio in albergo o dal portarsi a casa il calice dopo l’aperitivo. Solo la figuraccia è la medesima.

C’è sempre una dose di disonestà in chi prende come souvenir degli oggetti momentaneamente incustoditi. Ne è esempio lampante il gesto del turista tedesco fermato con il basamento di una colonna romana sul monopattino, «trovata» a Villa Borghese. Alcune persone sono disposte a rischiare una denuncia solo per provare una scarica di adrenalina e non sempre la fanno franca. Mettono a rischio la loro reputazione rompendo il patto di fiducia con la comunità e si creano un danno che difficilmente potranno risanare. Tornando alla Calathea, conosciuta anche come «pianta della preghiera», il ristoratore potrebbe rivolgere la sua invocazione al Santo Antonio dalla barba bianca. Magari facendo pentire la ladruncola potrebbe ritrovare quel che gli manca.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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