Musica e calcio. Se avete queste due passioni, volate spesso low cost e puntate anche mete alternative, Liverpool è la vostra città. Beatles e i Reds all'ennesima potenza, la Kop di Anfield Road e il Cavern in centro, con una spruzzata di Everton (l'altra squadra cittadina) che non può mancare, soprattutto se Massimo Marianella e i suoi commenti della Premier inglese su Sky rappresentano l'appuntamento fisso del fine settimana. Liverpool è uscita dalla cappa degli anni Ottanta: certo, resta una città in cui la ricchezza è privilegio di pochi, ma rispetto a venti-venticinque anni fa ti accoglie e ti invita a restare. Perché l'aeroporto John Lennon è a due passi dal centro, quindi comodo, perché la stazione fa parte del cuore della città, perché il mare e l'Albert Dock ti fanno venire voglia di fermarti, non più di partire. E il museo di Liverpool adesso è davvero un orgoglio come accade in tutte le altre città inglesi.
Ecco perché merita una tappa: con gli amici per il calcio, con la fidanzata o la moglie anche se gli interessi non convergono. Liverpool però è una città che vive di football, non c'è nulla da fare: su cento persone che incroci per strada, ottanta hanno la maglia dei Reds, venti quella dell'Everton. Maschi o femmine, che sia o meno un «match day», il giorno della partita. Non a caso in pieno centro storico, uno dei «colossi» che si incontra subito è lo store del Liverpool. Quello dove puoi acquistare di tutto, quello che all'uscita ti ringrazia per aver comprato dalla maglia alla semplice tazza con lo stemma, perché è anche grazie alla spesa dei tifosi che la società si può permettere di stipendiare campioni.
Anfield Road è la casa del Liverpool, la Kop (la curva storica dei tifosi dei Reds) la tana. Quella che solo a vederla da fuori mette i brividi. Lo stadio, quando Gerrard - bandiera della squadra - e compagni scendono in campo, è sempre sold out, esaurito. E sentire le note di «You'll never walk alone», lo storico inno, all'ingresso dei 22 giocatori, mette i brividi. Perfino a Kenny Dalglish, che lo ha sentito migliaia e migliaia di volte prima da giocatore e ora da allenatore. Ma ogni volta la telecamera è lì che lo inquadra e lui ha gli occhi lucidi. A un chilometro e un parco di distanza, tra le case di mattoni rossi e il «miglior fish and chips di tutta la città», secondo alcuni, ecco Goodison Park, l'impianto dell'Everton «The People's Club», il club della gente come lo considerano qui. Tutto più ridimensionato rispetto al Liverpool, ma la passione è identica. Sembra tanto la rivalità Juve-Toro, poveri contro ricchi, vincenti contro perdenti. «This is football» è la risposta di coloro a cui lo fai notare. Liverpool però è anche pub dalla buona birra, un centro storico forse troppo finto, ma senza dubbio affascinante. E i Beatles. Ovunque e comunque. Con un bus è possibile fare il tour e vedere il quartiere e le case dei Fab Four, il museo a loro dedicato è meta obbligata, il Cavern imperdibile anche se per voi, come per il presidente delle Filippine Marcos (anno 1966), Ringo, John, Paul e George sono soltanto «quattro capelloni spocchiosi» e non un pezzo della storia della musica.
Il Cavern inganna, quello vero è una porta murata rispetto a quello «finto», aperto qualche metro prima. Dentro è stato ricostruito uguale, rispetto a una volta sono cambiati gli orari: anni fa apriva solo di sera e nemmeno tutte, oggi puoi berci una birra sette giorni su sette e a tutte le ore o quasi. Liverpool è questo: calcio, musica, mare, passione: vale eccome una visita.
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it


