Gli anniversari suggeriscono spesso buone idee. Fra le tante suscitate dai 150 dell'Unità d'Italia va ricordata quella di Vittorio Marchis, che ha riversato tutta la sua competenza di storico della tecnologia in un libro che ricorda per ciascun anno una o più invenzioni significative.
Nei 150 brevetti illustrati dall'autore figurano premi Nobel, capitani d'industria, ingegneri, operai e campioni dello sport. La storia inizia con la locomotiva mossa dalla forza animale inventata da Clemente Massarano che, secondo un giornale dell'epoca, permetteva di «fare una corsa senza venir assordati dai fischi infernali dell'antica macchina fremente e ansimante» e continua con i miglioramenti apportati da Giovanni Caselli ad un'apparecchiatura telegrafica (1863), con il perfezionamento dei motori a vapore (1867), con il meloforte (un pianoforte dotato di un motore con carica a manovella, 1868), con il motore per le macchine per cucire (1892).
Col passar del tempo i brevetti diventano più familiari: la macchina per scrivere di Camillo Olivetti (1926), la produzione di sostanze radioattive da parte dei «ragazzi di Via Panisperna» (Amaldi, Fermi, Pontecorco, Rasetti e Segre), la manifattura di fibre artificiali (1944), il silenziatore per i veicoli a motore (1959). Non vanno neppure dimenticati gli eleganti supporti per l'illuminazione di Achille Castiglioni (1973), le belle sedie di Cassina (1980) e la limpida caffettiera di Mario Bellini del 1988. 150 storie, suggerisce l'editore, «che raccontano l'eccellenza italiana». Ne abbiamo proprio bisogno.
Giovanni Vigo
150 (anni di) invenzioni italiane
Vittorio Marchis
Codice, 416 pagine, 29 euro
Le invenzioni migliori dall'Unità
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