Il prete romano Ippolito, vissuto tra il II e il III secolo, ha conosciuto una sorte particolare: fu uno dei primi antipapi della storia, ma poiché morì riconciliato con la Chiesa e martire è stato sempre considerato santo. Scrittore prolifico, ebbe interessi culturali molto vasti e compose numerose opere. Tra quelle giunte fino a noi, spicca «La Tradizione apostolica», che conosciamo nelle traduzioni in latino, copto, arabo ed etiopico, essendone andato perduto il testo originale greco. Si tratta di un lavoro particolarmente rilevante e significativo perché ci informa intorno alle consuetudini e ai riti già consolidati nella Chiesa del tempo di Ippolito.
Nella prima parte dello scritto, l'autore si sofferma sull'elezione e la consacrazione dei vescovi, dei preti e dei diaconi; poi si occupa dei laici, riportando alcuni regolamenti che riguardano i neoconvertiti e discutendo intorno ai sacramenti dell'iniziazione cristiana; la terza sezione tratta di diverse pratiche proprie dei credenti, quali la partecipazione alla Messa domenicale, il digiuno, la preghiera, la sepoltura. Ippolito è animato da una preoccupazione antieretica e intende consegnare alla comunità dei fedeli norme e regole certe e approvate, direttamente derivanti dall'insegnamento degli apostoli. Non a caso conclude così il suo scritto: «Queste istruzioni, se si ricevono con gratitudine e con fede, procurano alla Chiesa l'edificazione e ai credenti la vita eterna».
Maurizio Schoepflin
(Nella foto, tre apostoli di Stefano Lamberti)
LA TRADIZIONE APOSTOLICA
Ippolito di Roma
Paoline - 104 pagine, 8,00 euro



