I pesci, lungo i primi chilometri del Vrenda, erano morti tutti quanti ai primi di luglio e non c'è voluto molto ai poliziotti del Consorzio valsabbino, agli uomini del Comune e agli esperti del Servizio ittico-venatorio della Provincia, per individuarne la causa.
Era stato l'ossido di calcio sversato a causa del ribaltamento di un «bilico» che scendeva la 237 del Caffaro.
Ora alla ditta bergamasca responsabile di quel trasporto, la Personeni Spa di Brembilla, arriva anche il conto: 10.800 euro, a titolo di risarcimento per il ripopolamento della fauna ittica, da corrispondere entro la fine di gennaio alla Provincia di Brescia.
Il pesante automezzo si era sdraiato sul fianco destro mentre percorreva la lunga curva a sinistra che termina sul ponte «de le tre arcade», quello in prossimità del bivio per il ristorante la Rozza del Rovere.
Motrice e semirimorchio si erano fermati sull'orlo del baratro, l'ossido di calcio che c'era nel cassone si è invece sversato tutto quanto nella valletta sottostante, a poche decine di metri dall'alveo del torrente Vrenda.
Decine di quintali di prezioso materiale che la ditta stessa aveva provveduto a recuperare, con l'intento di limitare danni ambientali, ma anche alle sue finanze. Evidentemente l'operazione non è stata svolta nel modo migliore.
Così qualche giorno dopo, quando sulla zona è cominciato a piovere a dirotto, l'ossido di calcio rimasto nel bosco (conosciuto anche col nome di calce viva) si è sciolto ed è finito nel torrente. La chimica ha fatto il resto, provocando un'ondata di acqua molto calda che per chilometri ha ucciso tutti gli esseri viventi presenti nell'acqua: trota fario, vairone, cavedano, scazzone e barbi, ma anche le alghe e tutte le larve degli insetti.
Un intero ecosistema distrutto, insomma. «Il ripopolamento complessivo deve essere effettuato per almeno un triennio con la semina di 18mila troterelle fario di 6/9 centimetri ogni anno (54mila in tutto) e con il recupero delle altre specie per mezzo di campagne di cattura da programmare per due giorni l'anno con squadre di tecnici specializzati» hanno calcolato negli uffici coordinati dalla dott.ssa Mariapia Viglione.
Per ogni 10 piccole trote ci vuole un euro, per ogni campagna di ripopolamento ce ne vogliono 1.800 ed ecco che alla fine il conto del disastro ecologico viene sanato con l'esborso di poco meno di undicimila euro. Insomma, speriamo che il conto da pagare sia sufficiente per sanare le «ferite» del Vrenda. Almeno i pescatori potranno contare su di un piano di ripopolamento aggiuntivo.
Ubaldo Vallini
Odolo: i «pesci bolliti» sono da risarcire
Era stato l'ossido di calcio versato nel Vrenda per il ribaltamento di un «bilico» a provocare una morìa di pesci.

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