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Sul Mortirolo nel nome della libertà

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Ore: 09:33 | lunedì, 6 settembre 2010

I segni sono importanti. E mentre quasi tutta la Valcamonica - domenica mattina - era immersa tra i nuvoloni grigi, sul Mortirolo filtrava la luce: l'azzurro del cielo a fare da sfondo e corposi raggi di sole a scaldare le centinaia di persone che, curva dopo curva, hanno affrontato i dodici tornanti del Mortirolo per partecipare al raduno annuale delle Fiamme verdi. Occasione sempre speciale, ma quest'anno ancora di più, perché tra i monti dell'alta Valle si è ricordato anche il 65esimo anniversario della Liberazione.

Insieme a decine di partigiani, a riempire la conca della chiesetta di San Giacomo, c'erano i sindaci camuni, le forze armate, l'Anpi e gli Alpini, i figli e le famiglie dei partigiani che non ci sono più, tanta gente di Monno e della Valle. La presidente Agape Nulli Quilleri nella sua lettera di saluto ha scritto: "Consegnate le armi, le Fiamme Verdi hanno mantenuto uno spirito libero e fiero, lavorando per 65 anni di libertà e contribuendo a costruire un Italia più libera e fiera".

La giornata si è aperta alle 10.30 con l'alzabandiera, l'inno d'Italia suonato dalla banda e sussurrato dai presenti e con la Messa celebrata da monsignor Tino Clementi, cappellano delle Fiamme Verdi. Nell'omelia ha ricordato che i partigiani salirono al Mortirolo "per tenere lontano il nemico, ma anche per sognare, per difendere la patria e viverci in fraternità e rispetto".

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