Brescia e Hinterland

Tagli alle ferrovie, pendolari in agitazione

Corse dimezzate o tariffe appesantite: questa la tragica prospettiva del già problematico trasporto ferroviario.

Corse dimezzate o tariffe appesantite: questa la tragica prospettiva del già problematico trasporto ferroviario regionale per il taglio di 226 milioni di euro inserito nella manovra governativa.

Per i viaggiatori, già penalizzati dai recenti aumenti dei biglietti a fronte di un servizio lontano dagli standard europei, la minaccia suona come un invito a disertare stazioni e binari, a tutto svantaggio della mobilità e dell'ambiente. Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, porterà giovedì a Roma la protesta lombarda.

Tagliare 226 milioni di euro, a fronte di contratti con Trenitalia e Le Nord per 477 milioni, significa tener fermo un treno su due, cancellare un migliaio di corse al giorno, oppure aumentare del 60 per cento il costo dei biglietti, abbandonando peraltro i progetti d'investimento per un indispensabile miglioramento del servizio. "I soldi per far funzionare i treni sono scomparsi. Vogliamo trovare con il governo questi fondi", ha detto Formigoni annunciando l'iniziativa, mentre Cattaneo ha escluso si possa "mettere le mani nelle tasche dei pendolari".

Una soluzione "improponibile, dopo aumenti del 20 per cento già imposti nei mesi scorsi", secondo il comitato "In Orario". "Il governo - osservano i pendolari bresciani - non può far ricadere il peso della crisi sul trasporto pubblico, che è un settore essenziale, rinunciando ad intervenire con decisione su tanti sprechi e sui costi della politica. La Regione a sua volta deve dimostrare nei fatti di avere a cuore il trasporto su rotaie e di dedicargli tutta l'attenzione che merita".
 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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