«Se dovessi narrare in una riga / la storia di Ligabue... - comincia la frase l’attore in un crescendo pieno di suspense. Poi lascia andare il fiato e un sorriso liberatorio -, direi che era meraviglioso come noi». Così si chiude la vicenda umana e artistica di Antonio Ligabue detto Toni (1899- 1965), nella versione poetico-amichevole-realistico-fantastica di Cesare Zavattini per l’interpretazione dolce e stralunata del comico Vito, al secolo Stefano Bicocchi.
E tra stralci di una vita ai margini e di quadri eccezionali (come una selva di personaggi spuntano coloratissimi, alle spalle del leggio e dell’attore: autoritratti, animali esotici e paesaggi campestri su tavole o scatole di legno), che si fondono gli uni negli altri, si dipana questo racconto-lettura che ci parla del grande pittore Ligabue, dell’eccentrico e vitale Zavattini, della vita e della morte, dell’attore che li rivive e infine anche di noi pubblico che ormai ci siamo persi con lo sguardo dietro l’emiliana «terra grassa» che il pittore vedeva dalla motocicletta.
Un bel crescendo, in cui si entra incerti in punta di piedi come in terra straniera e si esce entusiasti e autoctoni, quello dello spettacolo «Toni Ligabue», in scena sabato 28 sera per il Festival Di-verso a Toscolano Maderno. Regia del bresciano Silvio Peroni, produzione Pierfrancesco Pisani, scenografia Erasmo Massetti, musiche Antonio Di Pofi.