Inizia il nuovo anno anche per il ciclismo. La stagione agonistica è ormai alle porte e in questi giorni stanno per partire verso i ritiri tutti gli atleti. I professionisti, ancora di più degli anni scorsi, puntano decisamente verso Est, alla nuova frontiera asiatica. Il Tour down under in Australia il 17 gennaio apre le prove World Tour, mentre per le squadre professional il debutto avverrà niente meno che in India (o per i più fortunati dall'altra parte dell'emisfero in Argentina). D'accordo cercare il caldo per le prime pedalate, ma mi chiedo quali possono essere i contenuti tecnici di corse come il Tour del Qatar o dell'Oman dove la bici è un oggetto pressochè sconosciuto. La parola magica che scatta in questi casi è "soldi". Pecunia non olet, il denaro non puzza, figuriamoci correre in posti esotici. Per corridori e soprattutto società è tutta manna dal cielo in tempi di magre economiche. La deriva asiatica del ciclismo assomiglia purtroppo sempre più al calcio con partite e ritiro nel deserto arabo o in Cina. E di sport ormai sembra avere solo il nome. Sono le nuove frontiere del ciclismo, dicono gli ottimisti. Peccato che nella cara e vecchia Europa, dove il ciclismo è nato e ha la sua tradizione, spariscano invece corse storiche. E allora godiamoci queste corse col binocolo in attesa che approdino sulle nostre strade. Buon 2012 a tutti.
nuovo anno, vecchie questioni
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