Valtrompia e Lumezzane

Vendica il figlio bullizzato: «Chiedo scusa, ma ero esasperato»

Chiusa l’indagine sul 13enne picchiato dal padre di un amico a Villa Carcina: «Ero esasperato»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Il luogo dell’aggressione avvenuta in strada -© www.giornaledibrescia.it
Il luogo dell’aggressione avvenuta in strada -© www.giornaledibrescia.it

Alla fine ha ammesso. Dopo aver inizialmente raccontato che «il ragazzino si è spaventato ed è caduto da solo» è arrivato il dietrofront.

«Ho perso la testa, sono stato provocato e l’ho colpito. Ma da tempo quel ragazzino bullizzava mio figlio». Versione agli atti dell’inchiesta sull’aggressione subita lo scorso 8 gennaio a Villa Carcina da un 13enne di origini gambiane. Picchiato in strada dal padre di un amico con il quale aveva avuto un litigio qualche giorno prima.

Il minore era stato ricoverato in ospedale e poi dimesso con prognosi di 25 giorni con contusioni a gambe, volto e braccia.

Una vicenda raccontata ad inizio anno sulle pagine del nostro quotidiano, dopo la denuncia della famiglia della vittima. Il sostituto procuratore Marzia Aliatis ha chiuso le indagini contestando all’uomo, 34enne calabrese di nascita e residente in Valtrompia, il reato di lesioni personali. «Era esasperato».

«Chiede scusa e si è già mosso per risarcire la famiglia del ragazzino e chiederemo per il mio assistito la messa alla prova» spiega il difensore dell’uomo, l’avvocato Luigi Stelio Becheri. Che poi aggiunge: «Il ragazzino aggredito, da tempo perseguitava il figlio del 34enne che si era già rivolto alle forze dell’ordine. Ne aveva parlato anche al preside della scuola che frequentano i due minori sentendosi rispondere che lui non poteva fare nulla per quello che accadeva fuori dall’istituto. Si è fatto vendetta da solo e ha sbagliato, ma la situazione aveva superato ogni limite».

Sul tavolo della Procura minorile è finita una denuncia per atti persecutori contro la vittima dell’aggressione, che da accusatore diventa accusato. Ma questo è un caso nel caso ed è al centro di un’inchiesta diversa.

L’aggressione. Tornando a quanto accaduto lo scorso 8 gennaio, gli inquirenti hanno ricostruito quella che ritengono essere una spedizione punitiva. Ad attendere il 13enne sotto casa, sapendo che ogni mattina va a scuola da solo, c’era l’aggressore accompagnato dal padre e dal figlio coetaneo della vittima e amico fin dalle elementari. Un trio che si è avventato sul minore, sotto le telecamere di sicurezza installate in strada, che hanno ripreso parte del pestaggio, e sotto gli occhi di alcuni passanti che hanno poi testimoniato. Una ha riferito di aver sentito anche la frase: «Basta, gliene hai già date abbastanza», pronunciata dal padre dell’aggressore nel tentativo di fermare l’azione violenta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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