Sparò a un coetaneo per motivi sentimentali: condannato un 32enne di Lumezzane

Era l'11 febbraio quando il lumezzanese ha imbracciato il fucile, detenuto illegalmente, e fatto fuoco contro un 33enne compaesano
Il luogo della sparatoria di febbraio a Lumezzane - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
Il luogo della sparatoria di febbraio a Lumezzane - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
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Del suo fucile prima gli ha mandato un paio di fotografie via WhatsApp. Poi gli ha fatto vedere la canna attraverso le persiane. E infine gli ha fatto percepire, se non sentire, la pericolosità. I pallini esplosi non avevano un’inclinazione letale: un bene per la sua vittima, che se l’è cavata con una prognosi di venti giorni, ma anche per lui che ha rischiato un’imputazione per tentato omicidio, ma è stato processato solo per lesioni, porto abusivo d’arma e ricettazione e ieri condannato in abbreviato a tre anni.

Questo il prezzo che il gup Giulia Costantino, come chiesto anche dal sostituto procuratore Francesco Carlo Milanesi, ha presentato ieri al 32enne di Lumezzane che l’11 febbraio di quest’anno ha imbracciato il fucile, detenuto illegalmente, e fatto fuoco all’indirizzo di un 33enne compaesano sulla strada che conduce al Passo del Cavallo, poco oltre la frazione di Sant’Apollonio.

Il giudice dell’udienza preliminare ha condannato l’imputato anche al versamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di quattromila euro nei confronti della persona offesa che, assistita dall’avvocato Gianluca Savoldi, si è costituita parte civile.

L’imputato era anche accusato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, accuse che non hanno retto al vaglio del processo. Il movente di quello sparo peraltro non è da ricercare in traffici di droga. Stando alla ricostruzione degli inquirenti tra l’imputato e la sua vittima non correva buon sangue, ma per ragioni sentimentali. Il 33enne che quella mattina si era trovato dalla parte sbagliata della canna del fucile sospettava, senza averne conferma, che la compagna avesse una relazione clandestina con chi quel fucile impugnava e, nonostante le minacce via telefono, si era presentato per verificarlo di persona. Poteva andare peggio a lui e anche a chi ha sparato.

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