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Valtrompia e Lumezzane

Lumezzane

Shock dopo l'uxoricidio: «Ci conosciamo tutti, ma siamo soli»


Valtrompia e Lumezzane
3 set 2015, 13:24
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Le facce al bar sono lunghe. I visi sconvolti, del colore della grandine che fuori cade copiosa. «Era riservato e non accennava mai alla moglie. Non cercava comprensione o conforti, ma tirava dritto in un rigore morale ancorché personale».

La descrizione di Bruno Caprioli, 76enne in carcere per l'omicidio della moglie settantenne Natalia Badini, è netta in quanti lo conoscevano.

«Non avremmo mai pensato che potesse arrivare a tanto, ma qualcuno sosteneva che fosse arrivato da tempo al punto di non ritorno. Lei, a volte, a pranzo alle Rondini diceva di non poterne più. Di essere stufa di vivere male e della sua malattia. Guardava a Bruno come all’ancora, come a un punto saldo, ma era da tempo stanca».

Poi il cedimento del marito e il corto circuito di ieri mattina. «L’abbiamo visto nei giorni scorsi che faceva delle piccole spese, camminava tranquillo senza badare troppo a quanti lo salutavano o scambiavano qualche battuta. Aveva una busta in cui teneva poche cose e andava di passo svelto, con il pensiero chissà dove...».

L’epilogo di ieri ha sorpreso tanti: «Il palazzo è alto e anche se abitato da molte famiglie c’è tanto anonimato. La gente c’è ma non ti vede. Ci sono i vicini ma non ti conoscono. Siamo una città ma ognuno va per sé». Qualcuno ricorda i fatti di qualche tempo fa, quando nella via un ragazzo accoltellò la madre. «Cose che non si spiegano, che non capisci nemmeno quando ti toccano da vicino. Il mistero della vita, quando anche l’ultima luce della ragione si spegne...».

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