Quando gli si chiede di riassumere la sua vita in poche parole si mette le mani sulla faccia e si lascia andare in un sentitissimo «Oh my God». Doveroso. Visto che la vita di Dario Salvi, saretino classe 1975 e ora costantemente in giro per il mondo, è divisibile quantomeno in due binari ben distinti, che si diramano a tempo di musica. O a passo di marcia. Dipende quale delle due strade si sceglie.
La prima identità di Salvi è quella di direttore d’orchestra. «Un 60% della mia vita - racconta lui - è dedicato alla musica in veste civile: dirigo orchestre come freelance, negli Stati Uniti tra St. Louis e New York e poi in giro per il mondo, dove mi chiamano, e mi occupo della registrazione di dischi per l’etichetta discografica di musica classica Naxos». Un lavoro che lui definisce di ricerca, ma anche di salvezza del passato: «Individuo brani e grandi artisti storici e incido le loro musiche in modo da preservare i pilastri della cultura musicale».



