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Valtrompia e Lumezzane

VOLONTARIATO

Avis Gardone, giovani donatori per il rilancio


Valtrompia e Lumezzane
12 mar 2020, 06:40
Alcuni volontari avisini - Foto © www.giornaledibrescia.it

Alcuni volontari avisini - Foto © www.giornaledibrescia.it

Nel 2019 le donazioni hanno registrato una leggera flessione rispetto all’anno precedente, ma per il 2020 le prospettive sembrano essere decisamente migliori. L’anno in corso è iniziato bene per l’Avis di Gardone Valtrompia, non solo alla luce del fatto che si sono fatti avanti nuovi volontari, ma anche perché il 2020 è l’anno del cinquantacinquesimo anniversario della sezione, che sarà festeggiato con una festa a giugno.

Infatti era il 15 novembre del 1965 quando, per costituire la sezione gardonese, si riunì un gruppo di cittadini composto da Lorenzo Belleri, Maria Bosio, Palmiro Ballini, Michele Belleri, Maddalena Cioli, Gino Ceretti, Edoardo Dora, Vittorina Fona, Severino Facchini, Domenico Buizza, Giusto Bertuzzi, Riccardo Margini, Andrea Omodei, Severina Resinelli, Andrea Tavelli, Angelo Timpini, Angelo Zanardelli, Rosolino Zeneri, Francesco Belleri, Basilio Ghirardi, Armando Gussago, Arrigo Grazioli, Bernardo e Piero Parola, Mario Gares, Riccardo Fada, Giuseppe Rizzini, Giovanni Taoldini, Armando e Pietro Cotelli. Del consiglio direttivo entrarono a far parte i medici Arrigo Grazioli e Armando Gussago e da Armando Albesio.

Palmiro Ballini e Severino Facchini divennero membri del collegio dei revisori, mentre Beranrdo Parola e Angelo Zanardelli di quello dei probiviri. È una storia che ha ormai oltrepassato il mezzo secolo quella dell’Avis di Gardone Valtrompia, realtà che, come molte altre associazioni di volontariato, si trova a far fronte alla crescente difficoltà di sostituire i vecchi volontari con le nuove leve. Specchio di questo difficoltoso ricambio generazionale è anche la flessione delle donazioni registrata rispetto al 2018, quando le donazioni sono state 629 contro le 569 del 2019 (10% in meno). «Le cause del calo - spiega il presidente Marco Pardetti- sono più di una: i soci donano con meno regolarità in quanto si viaggia di più, poi ci sono le malattie stagionali, gli stili di vita non sempre corretti e l’abitudine a fare piercing e tatuaggi, in più i donatori anziani smettono per limiti d’età di donare».

Pardetti spezza però una lancia in favore delle nuove generazioni: «Riguardo ai giovani - afferma  - non è vero che non donano sangue. Sono ragazzi che sicuramente vanno incentivati e la loro generosità non è più bassa di quella di una volta: forse vi è meno continuità nella donazione e questo è dovuto soprattutto alle abitudini di oggi». Se la differenza tra 2018 e 2019 è stata deludente, la prima donazione effettuata l’8 e il 9 febbraio dall'Unità di raccolta all'ospedale vecchio di Gardone ha stupito positivamente con 160 prelievi di sangue e 21 nuovi iscritti che si sono sottoposti alla visita di controllo e al prelievo per diventare nuovi donatori. Un segno di rinnovata speranza.

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