La missione di Fabrizio, il comboniano che cambia il mondo con tv e radio

Ora è in Ciad, ma presto sarà in Uganda. Per poi tornare in Italia e volare ancora in Africa. Sempre in movimento per preparare progetti e creare tv e radio. È la vita di Fabrizio Colombo, missionario comboniano, classe 1967, originario di Agnosine, che si occupa di mass media e comunicazione. La sua ultima fatica è l’unica tv nazionale cattolica dell’Uganda: «Ho seguito la preparazione del progetto, della parte tecnica, l’acquisto del materiale in Italia, la messa in onda e la formazione del personale» racconta.
La sfida
Il lancio ufficiale della tv sarà il 3 giugno, la Festa Nazionale dei martiri dell’Uganda: le trasmissioni sono in fase sperimentale, ma l’obiettivo è fare di più, anche perché è un’emittente che si inserisce in un panorama ricchissimo con almeno una quarantina di canali: «Il progetto editoriale è interessante, è una tv per i giovani, non solo dedicata alla preghiera» spiega Colombo.
Si parte da un palinsesto base di trasmissioni dall’estero, grazie anche all’esclusiva nazionale dei programmi del Centro Televisivo Vaticano, ma si deve fare di più: «Si vuole fare informazione, parlare di diritti, di giustizia, di ambiente e di inclusione. Non si attacca il sistema politico, ovviamente, ma la Chiesa ha la sua linea che è improntata sullo sviluppo». Ci sarà poi spazio anche per l’intrattenimento e le serie tv, anche perché il pubblico vuole che si parli di vita reale, problemi e attualità: «La legge - spiega - prevede che il 70% di ciò che va in onda sia di produzione nazionale. La rete di sostegno che si sta creando è virtuosa e i ragazzi che ci lavorano sono veramente in gamba».
La missione
Colombo non solo è un comboniano, ma è anche vicepresidente di Crec International, associazione cattolica non-profit che fornisce consulenze media e comunicazioni nel sud del mondo: «Quando vedo una tv iniziare le trasmissioni sono felicissimo. Il mio lavoro è rendere capaci le persone, come diceva Comboni, l’obiettivo è "Salvare l’Africa con l’Africa"».
Quando gli si chiede perché abbia scelto l’ordine dei comboniani risponde di getto: «Mi è sempre piaciuta più la parte umana che stare nelle sacrestie: noi comboniani mettiamo le persone al centro». Il prossimo obiettivo? In Costa d’Avorio, con l’Università Cattolica sta ristrutturando la Scuola di Comunicazione nella capitale, ora si sta lavorando sugli studi di post produzione e cinema, con tanto di sistema Dolby, di modo che si possano anche noleggiare ed evitare di andare in Francia o Marocco. E altri ne verranno ancora: «Finché si può - dice con la voce allegra - non ci fermiamo».
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