Valsabbia

«Fiorella non si suicidò. Riaprite quel caso»

I genitori della fisioterapista di Gavardo morta ad Arco tre anni fa chiedono ora l’autopsia mai eseguita. Il caso anche a «Chi l'ha visto?»
Fiorella Bacci, la fisioterapista di Gavardo, morta ad Arco di Trento dove lavorava - © www.giornaledibrescia.it
Fiorella Bacci, la fisioterapista di Gavardo, morta ad Arco di Trento dove lavorava - © www.giornaledibrescia.it
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Non aveva ragioni per lasciarsi il futuro alle spalle. Non aveva né problemi economici, né sentimentali. Sul lavoro andava tutto come voleva e come aveva pianificato, tanto più che in quelle stesse ore aveva ottenuto il placet della Rsa nella quale lavorava al suo progetto di ampliamento della struttura che dirigeva. All’ipotesi che si sia lasciata deliberatamente cadere nel vuoto, da quella finestra sulla terrazza chiusa agli utenti e al personale di Villa Regina, mamma e papà di Fiorella Bacci non hanno mai creduto e non hanno intenzione di rassegnarsi.

Troppe le anomalie per non chiedere - anche a due anni e mezzo di distanza dalla morte della fisioterapista di 48 anni di Gavardo, da 24 anni in servizio alla residenza di Arco di Trento - la riapertura del caso. A farsene carico, nelle scorse ore, è stato l’avvocato dei genitori della donna morta il 15 luglio di tre anni fa, tre giorni dopo la ferite riportate nello schianto sulla terrazza della residenza che si affaccia sul lago di Garda. 

Diversi aspetti non tornano per l’avvocato Marco Molinari. Il legale sospetta che si sia trattato di un incidente e non di un suicidio, come il caso venne rubricato dall’autorità giudiziaria trentina. A non quadrare è anzitutto il luogo che Fiorella avrebbe scelto per farla finita. Il punto dal quale la donna è precipitata - evidenzia il legale della famiglia - è ad un’altezza particolarmente contenuta e non le dava la certezza dell’esito cercato.  Ma non solo. Il corpo della fisioterapista fu trovato con la testa rivolta alla parete dalla quale si sarebbe lasciata cadere e non verso l’esterno come - ha spiegato l’avvocato Marco Molinari - ci si potrebbe aspettare in un caso di questa natura. Chiarimenti, inoltre, i genitori della donna ed il loro legale non hanno mai avuto nemmeno su quelle evidenti ammaccature sulla gronda per la raccolta delle acque piovane a ridosso della finestra dalla quale la 48enne cadde nel vuoto. Quella tubatura di rame venne sostituita nel volgere di breve: comunque prima che la Procura di Rovereto disponesse approfondimenti.

Per nulla persuaso dall’ipotesi sposata dagli inquirenti, l’avvocato Molinari già allora chiese agli inquirenti di sottoporre il corpo della fisioterapista all’esame autoptico. Il pubblico ministero titolare del fascicolo non ritenne necessario disporlo, respinse la richiesta e archiviò il caso. Dopo due anni e mezzo da allora la madre e il padre della fisioterapista di Gavardo hanno affidato al professionista e, per ora, alle telecamere di «Chi l’ha visto» la speranza di riaccendere una luce sulla vicenda. Non escludono nemmeno l’estumulazione della salma di loro figlia per sottoporla a quell’autopsia negata allora, ma che potrebbe offrire una lettura chiara e indubitabile su quanto accadde la mattina di quel 12 luglio. Una verità diversa sulle ragioni di quello schianto avvenuto pochi minuti dopo la positiva conclusione di un incontro suggellato da un altro successo per la donna: l’ennesimo di una vita - assicurano i genitori e il loro legale - che Fiorella voleva vivere fino in fondo e non portare al capolinea lanciandosi da una finestra.

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