Valcamonica

Le vicine: «Carol Maltesi voleva vivere in Olanda con il bimbo»

Parlano le amiche di Rescaldina, nel Milanese, dove la 26enne vittima di femminicidio si era trasferita circa un anno fa
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I VICINI: FRA LORO MAI LITIGI

Nel cortile ci sono i giochi dei bambini. Un cavalluccio giallo e una macchina rossa scrostata, accanto allo zerbino della porta di casa. Gli appartamenti del primo piano si affacciano su un ballatoio, senza divisorie tra un’abitazione e l’altra. L’ultimo alloggio, verso l’esterno, era quello di Carol Maltesi.

Fuori dalla porta, dove nessuno ancora ha messo i sigilli, ci sono una fioriera convertita a posacenere, con decine di mozziconi diversi, e uno stendino vuoto. Segni di immutata presenza e assenza. Dall’altro lato del terrazzo le due porte d’ingresso della casa di Davide Fontana, dove lo scenario non è molto dissimile: oggetti usati e abbandonati a metà.

«Carol - racconta Sara, che abita tra gli appartamenti dei due - era arrivata a Rescaldina un anno fa. Mi sembrava tranquilla, anche se non eravamo mai entrate in confidenza. A volte mi scriveva per chiedermi se c’era il mio bambino, per farlo giocare con il suo in cortile. Fino a dicembre ogni due settimane il piccolo arrivava dal Veneto, dove vive con il papà». «Aveva fatto questa scelta per questioni organizzative - spiega Emanuela, commessa nel negozio di accessori dove anche Carol aveva lavorato fino all’anno scorso -. Con i turni non sarebbe riuscita a tenere il bambino. A maggior ragione da quando, nel 2021, aveva deciso di intraprendere la carriera di fotomodella sul web. Era il suo nuovo compagno, Davide, a fotografarla, anche se la sua professione era impiegato in banca. Aveva preso a viaggiare molto, soprattutto nel nord Europa». «Il suo sogno - racconta però Sefora, estetista di Carol - era riprendersi il bambino e andare a vivere in Olanda, dove c’è suo padre. Era una ragazza sensibile, ma nascondeva molta fragilità».

Possibile in due mesi nessuno si sia accorto della scomparsa? «Mi sono fatta gli affari miei - risponde Sara -, non volevo impicciarmi e credevo fosse via per lavoro. L’unica cosa strana, ripensandoci, è che Davide usasse sempre la macchina di Carol, mentre la sua rimaneva parcheggiata in cortile». La Fiat 500 grigia - la stessa con cui il 43enne ha portato a Paline di Borno il cadavere fatto a pezzi - fino a ieri mattina era posteggiata con le altre nella via adiacente alla casa. «Non mi capacito di come sia potuto succedere - continua a ripetere Sara -. Qui i muri sono sottilissimi, non li ho mai sentiti gridare…».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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