Valcamonica

La storia della famiglia che vive a impatto zero a Ponte di Legno

Sono gli Andersen: lei è olandese, lui danese e hanno due figli. Mentre vanno a scuola raccolgono rifiuti per dare l’esempio
Gli Andersen hanno scelto di crescere i figli lontani dalla città
Gli Andersen hanno scelto di crescere i figli lontani dalla città
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Lei è olandese e lui danese. Mentre i due figlioletti sono italiani, nati sul lago di Garda e a Esine. Vivono a Ponte di Legno, in una baita della località Taiadiss, alimentata da pannelli solari e acqua di sorgente che nasce a un chilometro di distanza, una struttura che potrebbe divenire la prima casa a idrogeno dell’Unione europea.

Chi sono

La famiglia Andersen - mamma Maayke, papà Robbie e i figli Logan e Sky, di cinque e tre anni - qualche anno fa ha deciso di abbandonare i grossi centri abitati per vivere a impatto zero, in piena sintonia con la natura e immersi nello scenario dei boschi dell’alta Valcamonica. Uno stile di vita che li porta a compiere azioni che ai più sembrano rivoluzionarie, come pulire le strade dai rifiuti: ogni giorno, mentre percorrono la Statale 42 dalla baita alla scuola dei bambini, raccolgono l’immondizia abbandonata e la appendono ai manici delle bici. E sono proprio i bimbi, seppur piccoli, a chiedere alla madre di pulire la carreggiata, consapevoli di quanto possa essere pericolosa la plastica se inghiottita dagli animali selvatici. È questo un modo concreto per «dare il buon esempio, per mettere in pratica il rispetto per la natura, trasformandolo in azioni affinché non resti soltanto una dichiarazione».

Animali

I fratelli Andersen sono nati in Italia e amano la natura come i genitori
I fratelli Andersen sono nati in Italia e amano la natura come i genitori

Per gli Andersen l’unica spesa fissa è l’abbonamento Internet: sono persone concrete, vegetariani e amanti dello sport. Papà Robbie fa il videomaker freelance ed è specializzato in eventi sportivi; l’altra fonte di sostentamento è il bed and breakfast che hanno aperto a Limone. «Vivere a contatto con la natura e con gli animali aiuta - dice Maayke -, la città offre tutto ma è un luogo lontano dalla filiera produttiva, c’è una distanza enorme tra le persone e gli animali. Quando i bambini hanno cominciato a capire da dove arriva il cibo, che per produrre certi alimenti è necessario uccidere gli animali, sono stati i primi a preferire un’alimentazione vegetariana».

Una delle difficoltà maggiori è in inverno, quando a 1.500 metri nevica e capita di guardare il muro di neve che separa la famiglia da scuole, negozi e persone. Ma basta inforcare gli sci o caricare la slitta e partire comunque. E se il muro è troppo alto si fa scorta di cibo e si aspetta che il tempo migliori, «perché è la natura a dettare i tempi».

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