C’è una famiglia segnata dalla tragedia e allo stesso tempo divisa al proprio interno dopo gli sviluppi delle indagini. Ma c’è anche un paese che aspetta, così come attendono la verità i colleghi di lavoro e gli amici di una vita. Dopo quattro mesi esatti, ancora non c’è una risposta sulle cause della morte di Laura Ziliani, l’ex vigilessa di Temù, 55 anni, scomparsa l’8 maggio scorso e il cui cadavere è stato ritrovato l’8 agosto tra la vegetazione a due passi dal fiume Oglio nel paese dell’Alta Vallecamonica. Il corpo non aveva segni di violenza, così come non sono state riscontrate fratture ed era saponificato, condizione che ha permesso che non venissero intaccati gli organi interni.
E a tal proposto c’è grande attesa per l’esito dell’esame tossicologico che dovrà stabilire se la donna sia stata avvelenata. Un accertamento affidato dalla Procura al professor Andrea Verzeletti, direttore dell’Istituto di Medicina Legale degli Spedali civili di Brescia che ha prelevato gli organi che potrebbero essere stati interessati da un eventuale avvelenamento. L’analisi viene effettuata per un lungo elenco di sostanze che vengono ricercate singolarmente. Aspetto che inevitabilmente allunga i tempi.




