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L'UDIENZA

Croce di Job, parla Zanoni: «Mai pensato ci fosse pericolo»


Valcamonica
3 lug 2018, 13:12

Il crollo della croce di Job nel 2014 - © www.giornaledibrescia.it

Si è chiusa con l’udienza celebrata ieri mattina a Palazzo di Giustizia la fase istruttoria del processo per il crollo della croce di Job e che vede amministratori e professionisti imputati per aver causato, per colpa, la morte del 21enne di Lovere Marco Gusmini, rimasto schiacciato dall’improvviso crollo dell’opera d’arte avvenuto il 24 aprile 2014.

Gusmini si trovava sotto la grande croce, realizzata da Enrico Job in occasione della visita a Brescia di Giovanni Paolo II e poi trasferita sul Dosso dell’Androla di Cevo nel 2000 e posata nel 2005, insieme agli amici del grest parrocchiale. Quando il sostegno in legno si spezzò il ragazzo non riuscì a spostarsi in tempo e morì sul colpo, travolto dalla statua del Cristo.

Sulle ragioni di quel cedimento si concentra il procedimento che vede imputati a vario titolo Marco Maffessoli, presidente dell’associazione Croce del Papa, il direttore dei lavori Renato Zanoni, don Filippo Stefani, Elsa Belotti e Bortolino Balotti. Nell’udienza celebrata davanti alla Seconda Sezione Penale, presieduta da Riccardo Moreschi, tra gli altri è stato ascoltato anche Francesco Biondi, segretario dell’Associazione Croce del Papa dal 2002 al 2009 che ha ricordato come in alcune riunioni del consiglio «lo stesso Job avesse avanzato perplessità sulla complessiva stabilità della croce» una volta che fosse stata riposizionata dato che era stata pensata per un evento di pochi giorni come la visita in città del Pontefice.

L’ingegner Giorgio Gottardi, che nel 2013 ha collaudato le opere complementari, ha certificato di non avere mai notato infiltrazioni. L’allora direttore dei lavori, l’ingegner Renato Zanoni, anche lui tra gli imputati, ha chiarito ai magistrati la sua posizione, quali compiti abbia svolto e su quale mandato della committenza, specificando, oltre ad una serie di questioni specifiche legate a certificati e autorizzazioni, di essere stato «decine di ore sotto la croce tra il 2012 e il 2013 e non ho mai avvertito alcun pericolo», ma anche «nel 2012 ho trovato la parte interrata congelata, esattamente come era stata lasciata nel 2005» e di aver dovuto quindi finire i lavori. L’udienza è aggiornata al 10 settembre.

 

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