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LA PROPOSTA

Covid: «Pasti all’aperto, serve una deroga per la montagna»


Valcamonica
3 mag 2021, 06:00
Tavoli vuoti in montagna, temperature troppo basse per mangiare all’aperto - © www.giornaledibrescia.it

Tavoli vuoti in montagna, temperature troppo basse per mangiare all’aperto - © www.giornaledibrescia.it

Un inverno senza impianti di risalita aperti, senza sciatori e, di conseguenza, senza turisti. Mesi disastrosi, con attività che hanno perso fino al 90% di fatturato. Ora la prima parte della primavera, tra lockdown e temperature piuttosto fredde, è scivolata via senza grandi novità, con le vacanze di Pasqua che hanno visto le località dell’alta Valcamonica semivuote. Ora, quando tutti guardano con fiducia all’estate, per il turismo della montagna è arrivata l’ennesima mazzata: il decreto «riaperture» del 21 aprile ha sì stabilito la riattivazione di bar e ristorazione con servizio al tavolo fino alle 22, ma solo all’aperto.

Condizione impossibile in montagna oggi, con le temperature così basse (ieri mattina a Ponte di Legno c’erano tre gradi), ma anche guardando avanti, visto che la sera fa sempre freschino.

La lettera. Raccogliendo malumori, richieste e appelli del territorio, il presidente della Comunità montana Alessandro Bonomelli ha condiviso con i sindaci una lettera, inviata nei giorni scorsi al ministro Massimo Garavaglia e all’Uncem (Unione nazionale Comunità montane) per chiedere una deroga per i territori e i ristoratori di montagna. «La sola ristorazione all’aperto ci penalizza fortemente, perché le nostre attività si trovano in località montane e la sera è quasi impossibile stare all’aperto per cenare - dichiara Bonomelli -. Inoltre molti esercizi non dispongono di spazi all’aperto. Questo decreto danneggerà le piccole realtà, che sono la spina dorsale del turismo locale, agriturismi, centri benessere e piccoli alberghi a conduzione familiare. Per molti, in città e nelle località marittime, il decreto riaperture è stato un boccata d’aria fresca, ma non di certo per tutte le imprese situate in quota».

La Valcamonica si aspetta una deroga per tutti i territori montani, per permettere alle attività di poter legittimamente lavorare.

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