Università

Test di Medicina addio, Castelli: «Bene che resti il numero chiuso»

Per il rettore di UniBs Francesco Castelli ci sono punti da chiarire nella proposta di riforma che lascia gli accessi limitati, ma senza test per accedere alle Facoltà
Francesco Castelli, infettivologo e rettore di UniBs - © www.giornaledibrescia.it
Francesco Castelli, infettivologo e rettore di UniBs - © www.giornaledibrescia.it

Niente test d’ingresso, ma resta il numero programmato. Come è possibile? L’ammissione al secondo semestre sarà vincolata al superamento degli esami e al posizionamento raggiunto in una graduatoria di merito nazionale. Lo stabilisce il disegno di legge delega che rivede le modalità di accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria. L’iter è in corso: c’è il via libera della Commissione del Senato; il testo deve ora passare l’esame di Palazzo Madama e Montecitorio.

La visione di Ministero e rettori

Per la ministra Anna Maria Bernini è stato compiuto «un passo storico per garantire un’opportunità a tutti» preso atto del fabbisogno nazionale quantificato in «trentamila professionisti in più nei prossimi sette anni».

La Conferenza dei rettori, però, ha espresso preoccupazione circa la sostenibilità economica, l’accoglienza e la formazione degli studenti e la tutela delle professioni. Per il prof. Francesco Castelli, rettore dell’UniBs, «rimangono alcuni punti di domanda. Premesso che le mie osservazioni si basano su quanto appreso dal sito del Ministero e da notizie di agenzia in quanto il testo del disegno di legge non è disponibile, l’unica cosa chiara è che il numero programmato non verrà abolito, ma verrà spostata di sei mesi la selezione. Ci sono, però, delle questioni da approfondire: verranno valutate le competenze attitudinali? Ci saranno risorse per i corsi? Se il primo semestre sarà in presenza dove metteremo gli studenti? Esiste una norma che vieta di erogare corsi a distanza su materie sanitarie».

Importante il numero programmato

Secondo il rettore è un bene che si mantenga il numero programmato: «In Italia abbiamo una quantità di medici in rapporto alla popolazione leggermente superiore alla media. C’è, però, un problema di distribuzione: alcune discipline sono sovrarappresentate, altre sottorappresentate. Inoltre da 3-4 anni il numero delle matricole è aumentato: a Brescia siamo passati da 240 a 300. E tra un paio d’anni questo incremento inizierà ad avere un impatto sulla Sanità».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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