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Mattia Barbieri, per il mondo alla ricerca di stimoli creativi


Tempo Libero
13 giu 2017, 16:05
Mattia Barbieri, artista castenedolese classe 1985 - © www.giornaledibrescia.it

Mattia Barbieri, artista castenedolese classe 1985 - © www.giornaledibrescia.it

Dipingere? È un’attitudine naturale, una vocazione, una necessità arroccata in ogni singola giornata dell’artista Mattia Barbieri, originario di Castenedolo (dove espone in questi giorni), che vive il suo percorso creativo come una continua ricerca di stimoli e ispirazioni. Di casa a Milano da sette anni, il pittore, classe 1985, trascorre buona parte del suo tempo nella cosmopolita New York, tra la ricerca effettuata nello studio personale, le mostre allestite nelle gallerie d’arte, i musei e la rosa di eventi che proliferano nel fertile terreno della Grande Mela.

«Sin da piccolo ho considerato l’arte come una presenza centrale della mia quotidianità, sulle orme del nonno paterno, Antonio, pittore tutt’oggi attivo che mi ha trasmesso uno sguardo curioso e attento oltre che la voglia di rappresentare ciò che vedo» spiega Mattia, che alle scuole superiori ha maturato l’idea di voler vivere d’arte anche grazie al sostegno della famiglia e del professor Marco Contini. Ha fatto seguito la frequentazione all’Accademia delle Belle Arti di Brera e da lì la passione ha iniziato a prendere una forma concreta attraverso le prime esposizioni e collaborazioni importanti.

Quella che Mattia ha maturato in questi anni è un’arte mai sazia di se stessa, un po’ inquieta e a tratti destabilizzante. Composizioni frammentate che mettono in discussione la centralità del soggetto, dissonanze iconografiche e stilistiche che creano disorientamento, vogliono comunicare l’incertezza e la schizofrenia del nostro tempo. «Come hanno fatto i grandi maestri del passato dai quali traggo ispirazione, anche io cerco a modo mio di dare una personale visione dell’epoca in cui vivo, traducendo in codice visivo il contesto nel quale sono calato» prosegue il pittore, che si lascia trasportare dalla forza creatrice dell’arte, vivendo come un artista che ha «occhi senza palpebre» e si apre a 360 gradi sul mondo.

Una valigia costantemente pronta caratterizza Mattia Barbieri che, oltre a Milano e New York, si trova spesso a macinare migliaia di chilometri per raggiungere destinazioni sempre nuove legate a mostre, concorsi, premi ed eventi culturali.

Nel 2010, ad esempio, l’artista ha partecipato alla seconda edizione della Biennale di Mosca tenutasi al Winzavod Contemporary Art Center. Non mancano poi i progetti nei quali Mattia gioca in casa, come l'esposizione allestita nella Sala delle Colonne della Fabbrica del Vapore di Milano, in occasione di Expo 2015. Tra le più recenti mostre personali allestite, si segnala «Due the Full Frontal» presso la Pablo's Birthday Gallery di New York.

Certo è che trovare il giusto equilibrio tra l’arte intesa come passione di vita e l’arte intesa come mestiere necessario per vivere non è sempre facile. A tal proposito Mattia spiega che «la vita in studio e la ricerca sono la base su cui si costruisce il proprio fare. Bisogna dosare nella giornata momenti più raccolti in cui si elabora il proprio codice espressivo ad altri in cui si deve intessere il sistema di relazioni che permettono di promuovere e di portare fuori dai propri ambienti ciò che si è costruito. Si necessita dunque di interagire con le figure chiave che alimentano il circuito, quali curatori, galleristi e direttori di musei».

Una sicurezza però Mattia ce l’ha: nonostante le sfide e gli ostacoli siano sempre dietro l’angolo, «vivere d’arte è per me un grande privilegio che spero di potermi sempre permettere perché solo seguendo questa mia vocazione posso sentirmi davvero libero e completo».

 

 

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