Strada facendo

Il ricordo di Nelson Cenci, protagonista della battaglia di Nikolajewka

Il fondatore della cantina La Boscaiola, oggi Vigneti Cenci, a Cologne, fu un alpino e medico
Adriano Baffelli
Nelson Cenci, nato a Rimini e vissuto a Cologne, fu un reduce di Nikolajewka - Foto © www.giornaledibrescia.it
Nelson Cenci, nato a Rimini e vissuto a Cologne, fu un reduce di Nikolajewka - Foto © www.giornaledibrescia.it

Sono a Cologne, costeggio il lato sud del Montorfano sino a via Riccafana: qui, in una cascina del Seicento, prese vita la cantina La Boscaiola, oggi Vigneti Cenci. Ho avuto la fortuna di conoscere il fondatore, Nelson Cenci, e in questi tempi in cui sovente lasciamo svanire il ricordo di quanti ci hanno preceduto consegnandoci testimonianze di rilievo, fermarsi e ricordare una persona con l’umanità di Nelson è una carezza per l’anima.

Cenci è stato alpino, primario medico a Varese, dove gli hanno intitolato una via, professore universitario, scrittore. Riminese, interruppe gli studi di medicina perché spedito in Unione Sovietica. La tragica ritirata dalla folle spedizione di conquista comportò per gli alpini sofferenze indicibili. Combatterono undici battaglie prima di quella campale la battaglia di Nikolajewka del 26 gennaio 1943, la cui eco è forte in terra bresciana, anche per l’omonima Cooperativa Sociale che a Mompiano assiste persone disabili.

Mario Rigoni Stern con Nelson Cenci nel 1999 all’inaugurazione della sede degli alpini di Vestone
Mario Rigoni Stern con Nelson Cenci nel 1999 all’inaugurazione della sede degli alpini di Vestone

Il professor Cenci terminò gli studi in medicina dopo le ferite subite a Nikolajewka. Episodio raccontato da Mario Rigoni Stern ne «Il sergente nella neve»: «Vedo Cenci accasciarsi sulla neve e sento che dice forte: mi hanno ferito a tutte e due le gambe...».

Nel 1970 si trasferì in Franciacorta. Una sera, davanti al caminetto della Boscaiola che illuminava la saggezza e la serenità dei suoi 92 anni – ci avrebbe lasciato un anno dopo, nel 2012 – gli chiesi cosa rappresentasse per lui questa terra, rispose: «Il vivere dentro la natura. La Franciacorta è un dono ricevuto da Dio, dobbiamo essergli grati».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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