Gardesana a fine luglio: prova di pazienza

Percorrere la Gardesana Occidentale, da Brescia a Salò, quindi costeggiare il lago verso nord, in un’assolata domenica mattina di fine luglio significa mettere a dura prova la pazienza. Del resto, pur consapevole del traffico che ci avrebbe accompagnato, la giornata coincide con una ricorrenza speciale che merita d’esser celebrata in uno dei ristoranti della zona che impreziosiscono l’offerta culinaria bresciana.
Certo, il giornalista non può esimersi di proporre una riflessione, che consegno a voi, care lettrici e cari lettori: come è possibile che noi bresciani accettiamo in silenzio da decenni di disporre di arterie viarie inversamente proporzionali alla nostra capacità di produrre valore aggiunto? A parte i pochi agevoli tratti a tre corsie della tangenziale Sud della città e altri, sempre delle circonvallazioni del capoluogo provinciale a due corsie, il resto sono inadeguate strade a una sola corsia per senso di marcia.
Non riesco, per fare un esempio, a chiamare superstrada, come fanno i più, il nastro d’asfalto che conduce tribolatamente in Valcamonica. E pensare che la vecchia Statale 45 Bis, la Gardesana Occidentale, motivo della presente riflessione, è definita una strada a scorrimento veloce, figuriamoci quelle a scorrimento lento.
L’agenzia stampa Stefani
Lasciamo la lenta catena di gomme e acciaio per partecipare alla messa nel suggestivo Duomo di Salò. Uscendo dalla celebrazione il pensiero corre alla nomea che caratterizza la turistica cittadina che si specchia nel Benaco: chissà quando cesserà d’essere ricordata per i trascorsi storici legati al ruolo di protagonista quale Repubblica di Salò. E dire che formalmente il centro gardesano non fu mai capitale di nulla perché anche in quel tribolato e tragico periodo la capitale rimase Roma. Non solo, Mussolini risiedeva a Villa Feltrinelli di Gargnano, Brescia ospitava i ministeri delle Finanze e della Giustizia; Bergamo quello dell’Economia, Verona il dicastero dei Lavori pubblici. A Salò sorgevano i ministeri degli Esteri e della Cultura popolare, vero. Probabilmente, però, alla storia è stata consegnata la Repubblica di Salò perché qui aveva sede l’agenzia stampa Stefani. I dispacci repubblichini arrivavano così nelle redazioni e nelle varie sedi istituzionali riportando come prima parola Salò, associando così indelebilmente la località alla Repubblica del Duce alleata con i nazisti.
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