Strada facendo

Che ne sarà della Comunità montana del Sebino bresciano?

Dalla nascita negli anni ’70 alle eventuali ripercussioni future dopo la cancellazione di Iseo dai Comuni montani
La sede della Comunità montana del Sebino bresciano
La sede della Comunità montana del Sebino bresciano
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Alle spalle Monte Isola, sulla sponda del lago d'Iseo, a Sale Marasino, rivolgo lo sguardo alla chiesa di San Pietro dei Disciplini, accostata all'ex-ospedale Tempini, spazio che alloggia i volontari locali dei Vigili del Fuoco e del 118. Poco discosta dall'antico edificio sacro è adagiata la moderna sede della Comunità montana del Sebino bresciano. Naturale chiedersi se il recente provvedimento di revisione dei comuni montani avrà ripercussioni sul cammino dell'ente, considerando che uno dei comuni di riferimento del territorio, Iseo – che sempre ha rivestito un ruolo di particolare rilevanza nella vista dell'ente e del comprensorio –, non rivestirebbe, appunto secondo il nuovo elenco dei comuni Montani.

Nata nel 1973, la Comunità montana fu sin dall'inizio considerata anomala in quanto, a differenza della gran parte delle Comunità montane, l'ente sebino non presentava una realtà pressoché omogenea che in altri ambiti penalizzava i comuni aggregati. I comuni che diedero vita all'ente comprensoriale erano contraddistinti più da un legame d'integrazione che da un'omogeneità strutturale. Nei decenni scorsi, accanto ai comuni inseriti a pieno titolo: Iseo, Marone, Monte Isola, Monticelli Brusati, Ome, Pisogne, Sale Marasino, Sulzano, Zone, erano rappresentati da esponenti consiliari con il solo voto consultivo, anche i comuni di: Corte Franca, Paratico, Provaglio d'Iseo.

Le motivazioni della nascita le ricordò a fine anni ’80, nella prefazione a un volume sull'ente e sul territorio realizzato dal sottoscritto, l'allora presidente dell'ente, Giampaolo Pezzotti: «Il territorio non aveva mai visto prima la presenza di una realtà sovraccomunale. I comuni, in virtù dei poteri conferiti loro dalle leggi, procedendo ognuno per proprio conto, non riuscivano a incidere sui grandi temi e sui grossi problemi che si presentavano. Temi riguardanti la tutela dell'ambiente, la salvaguardia del lago d'Iseo, la viabilità della Statale 510 e il dissesto idrogeologico della montagna». Pezzotti sottolineava come la Comunità montana andò a colmare una lacuna, occupando uno spazio che altrimenti sarebbe rimasto vuoto. Vedremo quel che succederà alla luce delle novità legislative.

L'Uncem, Unione nazionali comuni comunità enti montani, nella persona del suo presidente, Marco Bussone, commentando il provvedimento nazionale parla di caos, evidenziando due questioni: «Cosa faranno le Regioni per rafforzare le politiche per la montagna? Quanto stanzieranno del proprio fondo regionale per le montagne, oltre a quel che ricevono dal fondo nazionale? E la seconda è quello che si deve fare, sempre per attuare la legge, nel comma successivo alla classificazione: articolo 2 virgola 2. Ovvero – continua Bussone – il sottoinsieme dei comuni che andrà individuato con criteri socio-economici che beneficerà degli incentivi per medici, insegnanti, aziende di giovani, imprese agricole...».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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