Storie

Veronica Salvini, in Linneo la sartoria diventa arte

Dopo una carriera come sarta teatrale, la bresciana ha aperto il suo atelier in centro città, in cui realizza abiti da uomo su misura
Veronica Salvini nel suo atelier crea abiti da uomo su misura © www.giornaledibrescia.it
Veronica Salvini nel suo atelier crea abiti da uomo su misura © www.giornaledibrescia.it
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Qualcuno si stupisce quando approda nell’appartamento di via Pace. Chi si aspetta una boutique ha sbagliato indirizzo: dietro al portone verde c’è un cortile e nel cortile il pied-à-terre che è la casa di Linneo, l’atelier dove Veronica Salvini realizza i suoi abiti maschili su misura.

Come un’artigiana d’altri tempi accoglie i clienti nel suo spazio, squisitamente arredato in stile liberty pop: ci chiacchiera, ne coglie necessità e vezzi e poi misura, progetta, modella, taglia, cuce e prova. Fino al risultato finale, personalizzato e unico un po’ come si usava a inizio Novecento. Solo che i capi Linneo, oggi, sono un oggetto del desiderio hipster, sia per occasioni speciali che da sfoggiare nella modaiola quotidianità.

Dalle quinte alla scena

La peculiarità di Linneo ricalca l’eclettismo di Veronica. Lei, diplomata in pittura alla Laba, approda nel 2006 nel laboratorio di sartoria del Teatro alla Scala. «Ci sono arrivata come apprendista – racconta – dopo aver partecipato a un bando regionale per sarti dello spettacolo. Dopo l’anno di formazione è iniziata la mia gavetta, fra i piccoli palchi del Nord, finché nel 2009 sono approdata all’Arena». La stagione successiva rientra alla Scala, stavolta come dipendente. Quando racconta il mestiere le brillano gli occhi: «Il lavoro era organizzato a turni: di giorno ai Laboratori Scala Ansaldo per confezionare i costumi; la sera dietro le quinte. Ho imparato tanto: la velocità, il problem solving, la capacità di adattamento. E mi gratificava il fatto di lavorare per la cultura».

Veronica Salvini al lavoro nel suo atelier - Foto di Beatrice Imperato
Veronica Salvini al lavoro nel suo atelier - Foto di Beatrice Imperato

Ma la voglia di mettersi in gioco ha la meglio e nel 2012 Veronica decide di lasciare Milano: «Ho preso consapevolezza delle mie competenze e mi sono resa conto che la sartoria da uomo rimaneva ancorata al fare tradizionale. Solo che in quel momento, in giro, non c’era granché: l’abito su misura restava appannaggio dei vecchi signori, ma io volevo che uomini di tutte le età recuperassero quel piacere di vestirsi, anche un po’ di travestirsi. Così è partito tutto, con l’incoscienza della neofita che costruiva da zero».

Nasce Linneo

Ci vogliono quattro anni perché nasca Linneo, nome ispirato al botanico svedese Carl Nilsson Linnaeus – «retaggio di un’ardita sperimentazione di tintura delle stoffe con coloranti naturali» ride Veronica –, ma in poco tempo, e nonostante il Covid, si ritaglia una nicchia d’eccellenza nel mercato maschile bespoke che guarda ai giovani (il target sono trentenni e quarantenni).

Il valore aggiunto sono le stoffe importante dal Giappone, le fodere a sorpresa, le collaborazioni con gli artisti e «la connessione che si crea col cliente» dice Veronica. Che è una sarta di quelle col gesso in mano, ma l’asso nella manica. «Realizzo i cartamodelli con Cad, digitalizzando le forme. Ora vorrei esplorare la modellazione in 3D: il mestiere resta quello tradizionale, ma la tecnologia può essere d’aiuto». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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