Unicef, l’impegno di Lodovico Montini: fu il primo presidente 50 anni fa

«Il suo impegno ha segnato un profondo cambiamento nel modo di intendere l’assistenza sociale in Italia e ha portato a una svolta anche nell’operato del Paese nell’ambito della cooperazione internazionale».
Così è stato ricordato il bresciano Lodovico Montini (1896-1990) in un momento centrale dell’assemblea organizzativa dei presidenti dei comitati italiani dell’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, che si è conclusa domenica a Roma.
«Senso dello Stato»
Il Comitato italiano per l’Unicef festeggia in questi giorni 50 anni di attività in aiuto di bambini e adolescenti nelle aree di crisi del mondo. Una missione che vide in Lodovico Montini un protagonista: il fratello di Giovanni Battista (dal 1963 papa Paolo VI) fu il primo presidente di Unicef Italia dal giugno 1974 al marzo ’75. Ma la sua spinta per la rinascita economica e la solidarietà verso i deboli era stata intensa fin dall’immediato dopoguerra: dapprima in qualità di presidente della delegazione italiana dell’Unnra, l’Amministrazione delle Nazioni Unite per il soccorso e la ricostruzione, divenuta nel novembre 1947 Amministrazione per gli aiuti internazionali. Di quest’ultimo organismo, Montini fu nominato presidente e lo rimase fino al 1977.
La pubblicazione realizzata in occasione del cinquantesimo di Unicef Italia esalta il «forte senso dello Stato» di Montini, «un rigore e un impegno che lo rendevano una figura fondamentale nel panorama di quegli anni». L’avvocato bresciano partecipò all’Assemblea costituente; dal 1948 fu deputato nella Democrazia cristiana per tre legislature, e in seguito senatore fino al 1968. Il suo legame con l’Unicef datava dalla nascita dell’ente nel 1946, quando era entrato a far parte del Consiglio di amministrazione.
Nel giugno 1974 venne costituito il Comitato italiano, con Montini presidente. Nell’incontro romano, a rievocare la sua figura è stato il direttore generale dell’Unicef, Paolo Rozera. Con lui Gianfranco Missiaia, presidente del Comitato provinciale bresciano, e in collegamento telefonico Fausto Montini, l’ultimo dei sette figli di Lodovico. L’incontro – spiega Missiaia – ha offerto l’opportunità di approfondire il ruolo di Lodovico Montini nella nascita del Comitato italiano: «Sapevamo che era stato il primo presidente, ma in realtà è emerso molto di più dai documenti, lettere, giornali, molti dei quali forniti dalla famiglia Montini, in particolare dalla nipote Chiara e dal figlio Fausto».
Le intuizioni
Sono state evidenziate la complessità e la ricchezza del suo contributo: «Montini ha contribuito all’adesione dell’Italia all’Unicef, alla nascita del Comitato italiano e al prolungamento stesso dell’Unicef, la cui esperienza si sarebbe dovuta esaurire con il risollevamento dallo stato di povertà dei Paesi europei coinvolti nella Seconda guerra mondiale. Non solo: ha dato un’impronta più moderna al concetto stesso di assistenza, svoltando dalla sola attività caritativa a un’azione più complessa, basata sulla formazione, sulla collaborazione con gli enti locali, sui dati scientifici». Nella visione di Montini il bambino diveniva il modello fondamentale per comprendere «che cosa si deve fare affinché l’assistenza venga compiuta senza umiliare l’assistito»
. La crescita dei minori andava favorita coniugando interventi educativi e sanitari: «In questo solco - è stato ricordato - si inserisce la diffusione delle mense nelle scuole, nonché gli aiuti dall’Unicef per realizzare Centrali del latte in tutta Italia, sulla scia della Centrale del latte di Brescia e di Milano». Intuizioni dovute a un uomo «che, partito da Brescia, ha di fatto contribuito allo sviluppo del Paese e che ha dato una visione più ampia, internazionale e globale alle politiche per la tutela dell’infanzia, in Italia e nel mondo».
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