THE LOBSTER

Regia: Yorgos Lanthimos
Con: Colin Farrell, Rachel Weisz, Léa Seydoux, Ben Whishaw, Olivia Colman, Aggeliki Papoulia
Genere: Fantascienza/drammatico
Distribuzione: Cecchi Gori

È all’insegna della fantascienza pessimistica nella visione del futuro, oggi chiamata distopica, questo film del greco Yorgos Lanthimos e internazionale nella coproduzione (Irlanda, Francia, Gran Bretagna, Grecia e Olanda) che a Cannes 2015 ha vinto il Premio della Giuria e ha avuto il riconoscimento per i miglior costumi degli European film awards 2015. Girato in Irlanda con un cast che annovera anche attori importanti e parlato in inglese, “The lobster” (ossia: L’aragosta) è uno dei tipici film d’autore, uno di quelli che ai festival spopolano tra le giurie (vedi quanto accaduto sulla Croisette), ma che il grosso pubblico non va a vedere e finisce relegato nei raffinati d’essai, o può, come in questo caso, essere recuperato per visioni domestiche. Lo spunto futuribile è che in un futuro non precisato, retto da governanti tanto opprimenti quanto invisibile che impongono ritmi di vita alienanti e punizioni esemplari, non sia più possibile essere single dopo i 45 anni: chi ha superata tale età, si tratti di uomini d'affari, professionisti, donne in carriera come di individui meno realizzati o dall’esistenza infima, viene eufemisticamente prelevato e rinchiuso in un lussuoso hotel dove è incoraggiato a trovare entro 45 giorni l'anima gemella. Se lo fa, bene per lui, altrimenti verrà trasformato in un animale a sua scelta e abbandonato nei boschi circostanti. Sorte che sembra essersi scelto l’ostinato protagonista David (un Colin Farrell volutamente imbolsito) che ha scelto per sé di diventare un’aragosta, ma che prima che la trasformazione sia effettuata si ribella e fugge nei boschi, dove ignora che ci siano altre persone nascoste. i Solitari, un gruppo di spietati ribelli fuggiti al destino loro imposto (e che ciclicamente debbono nascondersi per non essere catturati dalle squadre di “cacciatori” provenienti dall’hotel) che negano ogni forma d'amore e per i quali l’essere single è un obbligo infrangibile.

Il paradosso è però che David, rimasto sempre refrattario ai sentimenti scopra di averne proprio tra coloro che li rifiutano e si innamorerà di una donna anche se ciò potrebbe costargli caro… Il film di Lanthimos è diviso in due parti ben distinte e riesce a trasmettere autentica angoscia nella prima con la rassegnazione che gli ospiti dell'albergo dimostrano, le regole enigmatiche cui devono sottostare, per le ragioni mai spiegate di un tal stato di cose, un’atmosfera claustrofobica intinta nel grottesco a tratti e sottolineata da una messa in scena spoglia e geometrica. Più debole la seconda in cui la vita dei Solitari assomiglia più a un'autopunizione che ad un atto di ribellione, potere, intolleranza, oppressione e manipolazione sono riprodotti anche nella loro esistenza libera solo in apparenza, la tensione fantastica precedente si allenta e sfilaccia, elementi che finiscono per riflettersi su questa fiaba nera facendole perdere fascino e coerenza. Un film non facile per chi ama impegno e creatività e in cui c’è anche chi ha voluto leggervi una metafora dell’attuale situazione della Grecia alle prese con la crisi economica e le regole dettate dall’euro.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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