Stati Uniti al voto, diario elettorale da Brooklyn del 4 novembre

Non è una buona idea muoversi in metro da Brooklyn alle 8 di mattina. Si sale a fatica sui vagoni della linea G, l’unica che passa da Greenpoint Avenue, mentre alla stazione di scambio di Court Square siamo in migliaia a spostarci tutti insieme verso il marciapiede della linea E. Alla Penn Station, a Manhattan, m’aspetta il treno della Amtrak per Philadelphia, dove Kamala Harris terrà in serata il comizio di chiusura insieme a Oprah Winfrey e Lady Gaga. Tre donne. Perché sono soprattutto le donne – dalle star alle disoccupate – a tentare di cambiare il segno delle elezioni presidenziali 2024.
Le ultime ore sono infatti segnate dall’improvvisamente infuocato dibattito pubblico sulla condizione femminile mutilata dagli effetti delle recenti decisioni della Corte Suprema, infarcita di giudici nominati dall’ex presidente repubblicano. Gli ultimi sondaggi mostrano, in trasparenza, che è questo l’argomento che può fare la differenza, più dell’immigrazione clandestina, più dell’inflazione, peraltro domata dall’amministrazione Biden e dalla Federal Reserve.
Sta accadendo in North Carolina, uno degli stati in bilico, e in Iowa, che era considerato fuori dalla portata dei democratici. Se i repubblicani perdessero questi due loro feudi, perfino l’attesissimo risultato della Pennsylvania risulterebbe irrilevante. Infatti Trump è nervosissimo, dal suo staff trapela che è furioso. Anche a Fox News, che gli dedica il 98 per cento dei suoi show, sono preoccupati. Temendo un voto femminile di massa per Kamala Harris, la rete di Rupert Murdoch ha spedito un giovane giornalista di colore ad Atlanta a cercare donne – di colore – che siano a favore di The Donald. E trasmette in loop uno spot nel quale si vedono tre amiche bianche, dichiaratamente non elettrici repubblicane, che annuiscono convinte quando la più anziana dice: «I’ve never voted for Republicans, but will vote for Trump», non ho mai votato repubblicano ma voterò per Trump.
Individuato il trend, il kamaliano New York Times propone storie di donne che lottano per evitare che Donald Trump torni a insediarsi alla Casa Bianca. Una trentenne che abita in una cittadina del Nevada racconta di avere tanta voglia di formarsi una famiglia ma che la trattengono le frequenti segnalazioni di donne incinte «alle quali vengono negate cure salvavita negli stati con rigide norme sull’aborto» introdotte dopo la sentenza della Scptus (Supreme Court of the United States: gli americani non lesinano sugli acronimi).
Per ora il Nevada non ha introdotto divieti, ma la ragazza teme che l’accesso all'interruzione della gravidanza possa essere limitato a livello nazionale da un’altra amministrazione Trump: «Mi spaventa l’idea – spiega – di rimanere incinta e non avere una legge come la Roe v. Wade (cancellata dalla Corte Suprema a trazione trumpiana) nel caso in cui mi succedesse qualcosa» Per fare la propria parte, si è unita ad altre volontarie a fare campagna per la vicepresidente Harris.
In Nevada, in effetti, la media dei sondaggi elaborata da Nate Silver vede i due candidati appaiati. I distacchi inferiori al punto e mezzo percentuale si registrano in altri cinque stati. Poiché tutti gli istituti dichiarano «accettabili» errori nell’ordine del 2 o 3 per cento, si capisce perché l’incertezza resta massima. Silver lo spiega chiaramente a metà mattinata sul suo sito: «Nelle nostre elaborazioni Harris non è stata così ben piazzata dal 18 ottobre.Tuttavia, resta un testa a testa. Non dovete stupirvi se giudichiamo la situazione da 51 contro 49, senza sbilanciarci su chi dei due risulterà avanti».
A Philadelphia, la capitale della Pennsylvania, Kamala & Friends si sono presi la scalinata dell’Art Museum, che tutti abbiamo visto nei film di Sylvester Stallone-Rocky Balboa, e il prato che sta lì davanti. Un luogo iconico che a mezzogiorno è presidiato dalla polizia locale e dal Secret Service, la guardia pretoriana del presidente, della vicepresidente e dei candidati alla presidenza. Lungo il perimetro dell’evento sono piazzati giganteschi autocarri della spazzatura, usati come barriere a prova di sfondamento. Eppure il clima è disteso, da festa popolare.
I democratici approdati per tempo da fuori città e dagli stati confinanti – New Jersey, New York, Delaware, Maryland, West Virginia, Ohio – ne approfittano per visitare l’Independence Hall, dove venne discussa e firmata la Costituzione del 1776. Molti indossano una t-shirt azzurra con la risposta al trumpista «Maga», Make American Great Again, Facciamo di Nuovo Grande l’America. Dice: «Noi Non Faremo Marcia Indietro». Da domani, uno dei due slogan perderà ogni efficacia.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
