Storie

Nutrizionista da mezzo milione di follower: «Ma non sono un’influencer»

Di origini bresciane, Silene Pretto fa educazione alimentare e consiglia ricette salutari su Instagram e TikTok. «Non ho mai inseguito i numeri»
Francesco Venturini
La nutrizionista Silene Pretto
La nutrizionista Silene Pretto

Nel mondo della nutrizione che corre veloce sui social, tra diete lampo e consigli spesso superficiali, Silene Pretto ha costruito qualcosa di diverso. Oltre mezzo milione di follower su Instagram, una community altrettanto solida su TikTok, libri pubblicati e collaborazioni sempre più frequenti. Ma dietro i numeri, c’è soprattutto una professionista – di origini bresciane e che ora vive a Bergamo – che continua a definirsi prima di tutto nutrizionista e social creator solo per contorno. Il suo percorso non nasce però sotto i riflettori. Parte da un laboratorio.

Dalla chimica alla nutrizione

«Lavoravo come analista chimico farmaceutico in un’azienda – racconta la nutrizionista – poi mi sono appassionata all’alimentazione grazie a un percorso che ho fatto su me stessa, volevo migliorare la mia alimentazione, l’allenamento, e ho iniziato a vedere dei cambiamenti concreti». Poi la svolta. «Avevo già una laurea in biologia, ma ho deciso di rimettermi a studiare per intraprendere la strada della nutrizione. Ho fatto l’esame di Stato nel 2017 e ho fatto le prime visite nel 2018, mentre lavoravo ancora in azienda».

Una doppia vita durata poco. «A un certo punto ho scelto di licenziarmi e dedicarmi completamente a questa professione. È stato proprio in quel momento che ho iniziato a condividere sui social quello che facevo, partendo da cose semplici, come le mie colazioni. Era un periodo in cui i social non erano ancora saturi come oggi».

Il boom social

La crescita arriva quasi per caso, in un momento storico preciso. «Il vero boom è arrivato durante il Covid. Le persone erano chiuse in casa, sempre connesse. Facevo tante dirette in cui cucinavo, preparavo ricette, ed è stato il periodo in cui sono cresciuta di più».

Eppure, nonostante i numeri, il suo approccio resta distante da quello tipico degli influencer. «Non mi sarei mai aspettata una crescita del genere. Ancora oggi non mi considero un’influencer. I social non sono il mio lavoro principale, il mio lavoro resta quello in studio, come biologa nutrizionista. I social sono un contorno che ha funzionato e mi ha dato visibilità».

Due linguaggi, una filosofia

Il suo modo di comunicare cambia leggermente a seconda della piattaforma, ma senza snaturarsi. «Condivido più o meno gli stessi contenuti su Instagram e TikTok. Su quest’ultimo magari pubblico qualcosa di più leggero, perché è una piattaforma che ti permette di sperimentare di più».

Il rapporto con i social però non è sempre lineare. «A volte sono anche frustranti, capita che video su cui hai lavorato tanto facciano meno visualizzazioni di altri più semplici. Però non ho mai inseguito i numeri. Li ho sempre visti come uno strumento per raccontare la mia filosofia e il mio lavoro».

Se davanti allo schermo tutto sembra immediato, dietro c’è un lavoro costante. «La registrazione in sé non richiede tantissimo tempo, è tutta la preparazione che viene prima a essere impegnativa, soprattutto quando si tratta di ricette. Dalla scelta degli ingredienti al montaggio, faccio tutto io». Ma il vero valore, spiega, non sta solo nel contenuto. «Funziona soprattutto il rapporto che si crea nel tempo con la community. Rispondere ai commenti, ai messaggi, essere presente; se vuoi costruire una connessione reale con chi ti segue, devi dedicarci tempo».

Non è dieta, è stile di vita

Il cuore della sua comunicazione è racchiuso in una visione precisa. «Per me è sempre stato fondamentale mostrarsi per quello che si è. La dieta non deve essere qualcosa che mette tristezza, deve diventare uno stile di vita». Un approccio che rompe con l’idea punitiva dell’alimentazione. «Cerco di mostrare anche il lato divertente e umano. È lo stesso tipo di rapporto che voglio instaurare con i miei pazienti fatto di empatia e ascolto. Non sono lì per sgridare, ma per costruire insieme un percorso che li faccia stare meglio». Una distanza netta dal modello tradizionale del medico distante. «Non mi sono mai riconosciuta in quella figura. Anche quando ho scritto “Una nutrizionista per amica”, il titolo nasce proprio da questo, per me è importante creare un rapporto umano, diretto e vicino».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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