Salvato da un dizionario e dal pane: ritrova la famiglia che l’ha aiutato

Un’amicizia originata dalla prigionia, favorita dal fato e suggellata dal pane. Una vicenda che ha contorni romanzeschi, cominciata nei mesi bui della Seconda guerra mondiale, disseppellita dalle macerie dei bombardamenti grazie ad un incontro fortuito a un distributore di benzina e coltivata negli anni al sole del Garda.
A determinare il corso dell’esistenza di Pietro Agliardi, giovanissimo soldato di Ciliverghe imprigionato al Brennero tre giorni dopo l’Armistizio e spedito in Lituania su un carro bestiame, sono le sigarette. Quelle che a vent’anni, condannato a fare il saldatore in un campo di prigionia in Germania, dove era stato spedito all’inizio del ’44, decide di non consumare, nonostante sia un fumatore. Con uno spirito d’iniziativa non comune, il prigioniero Agliardi sceglie piuttosto di accumularle e venderle, in modo da potersi comprare un piccolo vocabolario di tedesco. Vuole imparare quella lingua ostica dai suoni gutturali e minacciosi.

È così che a un certo punto il bresciano è in grado di comprendere che le guardie del campo cercano un fornaio. Si candidano in tanti, ma solo Pietro il mestiere di panettiere, nella sua Ciliverghe, lo praticava davvero. E lo dimostra quando viene messo alla prova dell’impasto fra i banchi della Bäckerei di August Oetzel a Norimberga, dove si sforna pane in quantità, anche per l’esercito.
Da Herr August e Frau Marie viene accolto come uno di famiglia. Lo rammenta il figlio di Pietro, Valerio, evocando i racconti del padre: «Viveva nella loro abitazione, dove aveva a disposizione una cameretta singola, con addirittura una radio. In casa Oetzel, nonostante i patimenti e le miserie della guerra, c’era sempre del modesto cibo in tavola e, addirittura, quando la domenica papà doveva fare ritorno al campo, gli regalavano un sacco di pane avanzato da condividere coi compagni. Molti ex prigionieri e internati non parlano volentieri delle traversie patite, ma mio padre ha vissuto un’esperienza molto diversa che gli ha lasciato dei veri affetti».
Addirittura Pietro trascorre il Natale del ’44 con la famiglia Oetzel, in compagnia di August, Marie e del piccolo Dieter detto Tiede, che era nato nel 1939.

Non significa che al giovane prigioniero vengano risparmiati in toto gli orrori del conflitto. Molte persone rimangono uccise nel bombardamento del bunker dove è solito rifugiarsi. Lui si salva perché quel giorno la struttura è così affollata che il giovane bresciano decide di cercare ricovero altrove. E quando, arrivato l’aprile del 1945, il campo di lavoro viene evacuato e Pietro corre a cercare notizie dei suoi protettori, trova solo macerie. Norimberga è stata rasa al suolo e il giovane non riesce neppure ad identificare Allersberger Str. 112, dove si trovava la Bäckerei degli Oetzel.
Targa galeotta
Così Pietro fa ritorno a casa, con il cuore gonfio di tristezza, nonostante il sollievo per la fine della guerra. Quando il 25 giugno del ’45 rientra finalmente a Ciliverghe non ha ancora saputo nulla dei suoi amici tedeschi. Riprende a fare il fornaio, conosce la sua Iside e se non dimentica, accantona però i pensieri di guerra in un angolo della mente. Senonché il destino, un giorno, si materializza lungo la Statale 11, in forma di un’automobile con targa tedesca. Pietro è in bicicletta, con le ceste di pane caricate davanti e dietro. Pedala nei pressi del ristorante La Palazzina quando si sente chiamare a gran voce dal benzinaio del paese. Un tedesco si è perso e serve un interprete. Pietro si avvicina, vede la sigla di Norimberga e cautamente chiede notizie degli Oetzel.

L’ignaro turista conosce la famiglia, al punto da offrirsi di trasmettere ad August e Marie, che stanno benone, un messaggio. Sul biglietto c’è scritto: «Pietro Agliardi. Ciliverghe. Brescia». Il mese successivo la coppia, in vacanza sul lago di Garda, a Tremosine, raggiunge Ciliverghe e ritrova il giovane amico nella sua forneria.
Si suggella così, grazie all’intercessione del fato, un’amicizia fra le famiglie Oetzel e Agliardi costantemente rinnovata negli anni e che prosegue anche oggi che i due capostipiti non ci sono più. Pietro è morto nell’agosto nel 1991 quando già Tiede aveva sostituito il padre nelle sue visite nel Bresciano. Sul fronte bresciano sono stati Valerio e il fratello Danilo a cementare quel legame nato sotto le bombe e rafforzato con reciproche visite e vacanze, l’offerta di ospitalità e lavoro anche ad altri partenti, invii di cartoline e dolci in occasioni speciali. E a breve Sabine, nipote di August e Marie, farà ritorno come ogni anno sul Garda per salutare gli Agliardi.
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