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Da Brescia al Brasile, il basket porta allegria e solidarietà

Vincenzo Cito
A Pacoti il progetto Extrapass ideato dai gemelli Marelli nel 2022 ha già avviato 400 bambini alla pallacanestro
I protagonisti bresciani del progetto Extrapass in Brasile - © www.giornaledibrescia.it
I protagonisti bresciani del progetto Extrapass in Brasile - © www.giornaledibrescia.it
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Quando i bambini di Pacoti, un villaggio a 30 chilometri da Fortaleza, nel Nord Est del Brasile, hanno visto quei simpatici omoni far rimbalzare con le mani la palla a terra invece che tirarla in una porta, li hanno presi per tipi un po’ strambi. Loro sognano di giocare a calcio nella Nazionale carioca.

Il basket neppure lo conoscevano. Eppure oggi, grazie a quei primi istruttori – molto noti nell’ambiente cestistico della nostra provincia – già 400 bambini sono stati avviati alla disciplina, sono stati costruiti campi, avviati corsi, formati istruttori e soprattutto è stata indicata una prospettiva di vita nuova a chi sta nelle favelas, dove il presente (e purtroppo anche il futuro) per molti è rappresentato dallo spaccio e dalla prostituzione.

Quando sono sorte le prime scuole, grazie alla Onlus fondata 40 anni fa dalla bresciana Lieta Valotti su invito di padre Luigi Rebuffoni, molti alunni preferivano restarci anche a dormire, per sfuggire alle violenze familiari. La precarietà e l’assenza di valori rende questi piccoli già adulti nella piena fase dell’adolescenza, istigati a commettere reati in un contesto sociale degradato.

Marelli, Crescini e Zonda con i piccoli brasiliani - © www.giornaledibrescia.it
Marelli, Crescini e Zonda con i piccoli brasiliani - © www.giornaledibrescia.it

L’inizio

Col basket, tante cose stanno cambiando, perché per i più bravi è prevista una borsa di studio che consentirà loro di proseguire il cammino scolastico, magari all’Università. Tutto è nato nel 2022 da Extrapass, il progetto sportivo ideato dai gemelli Sandro e Davide Marelli (per tre anni nelle giovanili dell’Armani e affacciatisi anche alla prima squadra) per sostenere nel basket il cammino di giovani e giovanissimi. Vi hanno subito aderito Diego Crescini (un passato in B), che ha lasciato da poco l’agonismo, e Matteo Mora, a 39 anni ancora protagonista in serie C con l’Ospitaletto.

Le sue partite più belle, però, le sta vivendo con i ragazzi avviati al basket in Brasile. «All’inizio sono vere e proprie guerre – sorride –. La scarsa conoscenza del gioco porta spesso i ragazzi a farsi giustizia da soli, come sono abituati in strada. Insegnare il basket è anche educare al rispetto delle regole. E qui ce ne sono poche». Gli istruttori hanno dovuto adeguarsi in fretta a una realtà completamente diversa dalla nostra. «Vorremmo fare mille cose, grazie al costante sostegno che ci arriva dalle donazioni, però dobbiamo tenere conto dei ritmi del posto, molto più compassati». E cosi, dopo le tre settimane passate a Pacoti, in agosto, la voglia è quella di ritornarci. Anche perché gli allievi salutano sempre gli istruttori con la stessa domanda: «Quando ci rivediamo?».

Nuova prospettiva

La scorsa estate i tre si sono presentati assieme a Giulia Zonda, 32 anni, storica capitana del Rezzato. Da anni sentiva parlare Mora, Crescini e i Marelli - conosciuti sui campi da basket - della loro esperienza, e ha voluto farne parte. «L’impatto, però, non è stato facile - ammette -, a cominciare dalla difficoltà di farsi capire. Presto, però, una piccola si è offerta di farmi da interprete e diceva di essere la mia “professora”». Alla gioia di avviare al minibasket tantissimi bambini presto si è abbinato lo sconforto per le loro condizioni.

«A uno di loro, una volta, nell’approssimarsi delle vacanze, chiedemmo se fosse contento di tornare a casa. Rispose di no, perché lo aspettava il quotidiano spettacolo del papà che picchiava la madre». La presenza di Giulia ha rovesciato valori e punti di osservazioni. «I bambini non erano abituati a vedere donne occupare posti di responsabilità e soprattutto che il loro ruolo non fosse inferiore a quello maschile. Spero che questo aiuti a cambiare anche la mentalità di tante ragazze che vivono in stato di sudditanza psicologica nei confronti degli uomini».

Due bimbe brasiliane nella struttura di Pacoti, nel Nord-Est del paese - © www.giornaledibrescia.it
Due bimbe brasiliane nella struttura di Pacoti, nel Nord-Est del paese - © www.giornaledibrescia.it

Zonda è insegnante di scienze motorie e si è portata questa esperienza a casa per raccontarla ai suoi studenti, rimasti conquistati da ciò che ha da raccontare. «Da noi diamo troppe cose per scontate, ritenendole un diritto quando invece tanti bambini, e non solo a Pacoti, non hanno nemmeno il necessario. In Italia facciamo fatica a portare i ragazzi in palestra, lì è diventata spesso un’occasione per uscire dall’inferno».

Giulia, in agosto, tornerà in Brasile e si porterà dietro l’amica Chiara Fantoni, giocatrice del Pontevico (serie B). Pure sul fronte maschile sono annunciate altre adesioni. Se nella desolazione delle favelas si è accesa una luce di speranza lo dobbiamo anche a questi fantastici pionieri che hanno reso popolare (e amato) il nome di Brescia a migliaia di chilometri di distanza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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