«Pensati libero»: la storia dell’eroe che dà l’esempio restando nell’ombra

È più facile che segni un portiere di calcio che un libero nella pallavolo, condannato dal suo destino e dal colore della maglia a essere un bersaglio fisso degli avversari. Eppure la cosa è riuscita ad Andrea Franzoni, 36 anni, in una delle partite tra l’altro più importanti del Gruppo Consoli, la gara quattro di semifinale play off contro Siena nella stagione 2020-2021. Si era sull’1-1 e nel finale punto a punto del terzo set il regista Tiberti si inventò una magia delle sue fintando l’alzata dopo che proprio Franzoni aveva difeso una palla che così finì a terra nella metà campo avversaria. Quel 21-19 si rivelò poi decisivo, perché Brescia non si fermò più, si aggiudicò frazione (25-19) e partita (3-1). A molti quel numero del grande regista sembrò anche un doveroso tributo al compagno di squadra, che fino ad allora aveva preso tante di quelle palle che meritava di metterne giù una anche lui.

«Il nostro è un compito infelice – sorride Andrea –. Ci notano solo in caso di errore, eppure tante giocate riescono proprio grazie alla capacità del ricevitore di offrire all’alzatore palle pulite». Ne ha recuperate a migliaia Andrea, in una carriera cominciata giovanissimo nella sua Montichiari e sempre caratterizzata dall’ambizione.
Il salto
Da qui la scelta di andare, a soli 22 anni, a Cagliari, per giocare in B, e poi quella di sposare il progetto Bergamo, squadra nella quale si è fermato per ben sette stagioni. Dopo quattro tornei tra i cadetti ha esordito in A2 nel 2016-2017. All’inizio non furono rose e fiori: «Il salto, per tutti, fu notevole. A me fece scoccare quella scintilla che mi spinse a dare di più, la sana concorrenza con Carlo De Angelis rappresentò una motivazione ulteriore. L’allenatore Gianluca Graziosi mi diede molto. Fu merito suo il mio salto sul piano mentale, quello che mi mancava. In precedenza ero soggetto ad alti e bassi, sia in termini di attenzione sia di tensione. Dopo non è più stato così».

Con la squadra orobica Franzoni ha disputato tre tornei di vertice, arrivando a un sospiro dalla promozione dopo la finale play off persa con Piacenza nel 2019. Impossibile che passasse inosservato. L’anno dopo Roberto Zambonardi lo volle a Brescia: chi meglio di Andrea, arrivato così vicino alla A1, poteva dare uno sprint in più? Il primo campionato Franzoni, ormai arrivato a 30 anni, lo ha giocato alternandosi con Giuseppe Zito. Poi è diventato titolare nel 2020-2021. «È migliorato in difesa e in ricezione, e non è da tutti quando non si è più giovanissimi», le parole del coach. Mancava l’ultimo tassello, manca tuttora: «La serie A1, il sogno di una vita. Ho capito la differenza tra quel campionato e il nostro quando con noi giocava Alberto Cisolla, per anni protagonista della Superlega - si illumina mentre ne parla -. Aveva proprio una luce diversa, sembrava appartenere a un altro mondo».
Ambizione
Al grande salto Franzoni è arrivato vicino altre due volte, in quel 2020-2021, da protagonista, nella finale persa contro Taranto, e l’anno scorso, da comprimario, contro Cuneo, perché da qualche tempo il suo ruolo è cambiato. Nel 2023 la società ha puntato su Nicola Pesaresi (campione d’Italia a Civitanova nel 2016-2017) e nella stagione in corso su Salvatore Rossini, altro totem, argento ai Giochi di Rio nel 2016, dopo aver vinto il tricolore a Modena. «Ho accettato di buon grado il mio ridimensionamento. Il loro arrivo non è una mia bocciatura, bensì la legittima la scelta della società di migliorare la qualità della rosa. Ho fatto un passo indietro cercando comunque di rendermi utile in altri modi». Fuori dal campo, dando l’esempio ai giovani, allenandosi più di prima, e in partita, pronto a intervenire tutte le volte in cui c’è bisogno di lui.
«Per noi è un elemento chiave - ha ribadito la scorsa estate Roberto Zambonardi nel rinnovargli la fiducia -, perché giocatori come lui aiutano a conquistare obiettivi ambiziosi e garantiscono alternative credibili in un ruolo delicatissimo. Sa essere positivo durante la settimana e decisivo in tutte le situazioni nelle quali è stato chiamato in campo». «Abbiamo il miglior roster del campionato - conclude Franzoni -. In A1 ci dobbiamo andare noi. Per ora siamo terzi, ma possiamo arrivare ai play off in posizione ancora più vantaggiosa». Lo preoccupano di più le battaglie in casa con le figlie Sofia, 8 anni, e Rebecca, un anno e mezzo, che non lo mollano un attimo quando torna dagli allenamenti. «Il futuro? Non ho proprio tempo per pensarci, per ora un altro lavoro ce l’ho, è quello del papà, e lo trovo meraviglioso».
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